Intervista a Matteo B. Bianchi

Abbiamo posto alcune domande a Matteo B. Bianchi, autore del racconto contenuto nell’ultimo numero di A4. Ringraziamo ancora una volta Matteo per la disponibilità. Se qualcuno si è perso il suo bel racconto, può scaricare A4 numero 10 da qui.

A4: Il racconto che hai pubblicato su “A4″ testimonia che l’arte della narrativa breve è viva e vegeta. Tu preferisci scrivere romanzi o racconti? E poi: secondo te potrebbe essere che, abituati come siamo a leggere su internet contenuti brevi, il racconto possa vivere una seconda giovinezza e venire preferito rispetto ai romanzi dai lettori? Un giorno gli scrittori si sentiranno dire dagli editori “Niente romanzi, per carità; non vendono. Vogliamo racconti!”?

Matteo B. Bianchi: No, è inutile che ci illudiamo, il racconto resterà destinato a un numero esiguo di lettori rispetto al romanzo e non credo proprio che la lettura frammentaria che comporta internet possa favorire una nuova passione per la narrazione breve, anzi temo il suo contrario. La gente si sta abituando a leggere sintesi, notizie ridotte in poche righe (in tanti ammettono di leggere solo i titoli addirittura), quindi si sta perdendo il senso dell’approfondimento. Si tratta comunque di due modi di leggere diversi.

In genere chi ama davvero i racconti è un lettore forte, uno che legge svariati libri al mese. Piacciono a un pubblico più ricercato e appassionato.
Direi che è paragonabile alla narrativa di genere. Conosco diversi lettori che dichiarano che proprio non riescono ad accostarsi al racconto come categoria: l’idea di entrare in una storia per doverne uscire poche pagine dopo per loro è quasi inaccettabile.

E poi è l’intero sistema editoriale che sostiene questo modello: pensa al caso di Paolo Cognetti, autore di racconti splendidi, che ha sfiorato la cinquina dello Strega senza mai riuscire ad entrarci e quando scrive il primo romanzo addirittura vince il premio.
Però il fatto che il racconto resti una nicchia dedicata agli appassionati in qualche modo non mi dispiace. Mi sembra che renda la cosa romantica, un piacere condiviso da una comunità di fans.

A4: Tu scrivi molto anche per la televisione e dietro le quinte devi vederne delle belle. Ti è mai venuta la tentazione di ambientare una storia — un racconto o un romanzo — nel backstage di uno studio televisivo?

MBB: Sì e no. Ho parzialmente ambientato il mio quarto romanzo (Apocalisse a domicilio) in uno studio televisivo, dietro le quinte di un programma con ospiti di seconda serata che assomiglia alla lontana ad alcuni show a cui ho lavorato, ma con ampi margini di rielaborazione. Penso che riuscirò a scrivere liberamente sul mondo della tv il giorno in cui deciderò di non lavorarci più, che al momento sembra un’ipotesi piuttosto remota.

Comunque devo anche ammettere che non è che dietro le quinte della tv succedano cose poi così diverse rispetto ad altri ambienti lavorativi: ci sono le crisi, le emergenze, i problemi organizzativi, le incomprensioni fra colleghi, le bizze del capo… È solo il contesto a essere più originale. Uno scontro fra colleghi nella sostanza è sempre la stessa cosa, solo che invece di avvenire nei corridoi di una grande azienda nel mio caso può succedere in una camera d’albergo dove si sta girando un filmato con Ed Sheeran. Mi rendo conto che suona molto più affascinante, ma a livello professionale, in tutta onestà, è la stessa cosa.

A4: Il tuo ultimo romanzo, Maria accanto (pubblicato per i tipi di Fandango), parte da una situazione geniale. Come suggerisce la copertina, in cui compare una Madonna in jeans a vita alta, lo spunto è: cosa succederebbe se la Madonna apparisse a una ragazza di oggi per capire come vivono i giovani negli anni dieci del duemila. Non ti farò la classica domanda “Come è nata l’idea del romanzo?” (ma se vuoi dircelo, sei il benvenuto), quanto questa: nonostante la delicatezza e il buon gusto con cui ritrai il personaggio di Maria, qualche lettore particolarmente religioso ti ha comunque scritto o è intervenuto a una presentazione per ricordarti di scherzare con i fanti ma lasciare stare i santi? La Cei si è fatta sentire? Sei in odore di scomunica, Matteo?

MMB: Niente affatto: è uscita una recensione del tutto positiva sul quotidiano “Avvenire”, quindi un’approvazione ecclesiastica maggiore di questa non potevo sperarla. In realtà è la prima volta che un mio romanzo riceve così tanta attenzione sulla stampa, e tutta positiva. Ho anche venduto i diritti per la versione cinematografica e a soli cinque giorni dall’uscita. Credo che sia una specie di record mondiale. Per me sono enormi cambiamenti. Ero un po’ abituato al ruolo di scrittore di nicchia e queste finestre di consenso generale mi meravigliano abbastanza.

La cosa interessante è che il libro ha trovato moltissima resistenza nell’ambiente editoriale. Ho ricevuto almeno una decina di rifiuti prima di trovare un editore che finalmente lo capisse e lo accogliesse (gli altri non riuscivano a dargli una collocazione, a stabilire a che genere appartenesse, muovendomi critiche che avevano dell’assurdo, tipo che ero stato “troppo originale”, come se fosse un difetto). E poi in un mese il cinema, la prima ristampa, tutte queste recensioni favorevoli… Per restare in ambito di metafore religiose, questo libro è passato dall’essere il figliol prodigo al figlio prediletto, con uno scarto che ha dell’incredibile.

A4: La pubblicazione di Generations of love – Extensions arriva insieme ad altri “sequel” di altri classici di culto degli anni Novanta (mi riferisco per esempio a Tutti giù per terra di Giuseppe Culicchia e Superwoobinda di Aldo Nove). Molti gruppi musicali suonano dal vivo i loro album pubblicati negli anni Novanta. Anche al cinema si tentano operazioni del genere. Innanzitutto vorrei chiederti: in che cosa differisce l’edizione “extensions” di Generations of love rispetto a quella originale? E poi: gli anni Novanta sono stati davvero così sensazionali? Secondo me, sì; ma pensavo che dipendesse dal fatto che all’epoca ero un adolescente. Tu che ne pensi? Si stava meglio negli Anni Novanta, quando se uno si fotografava la faccia chiamavano la neuro? Tu che facevi in quegli anni?

MMB: Allora, andiamo con ordine. L’edizione “Extensions” di Generations of love è nata per celebrare la decima ristampa del romanzo. Il testo originale non è stato modificato, ma ho aggiunto un centinaio di pagine in più sotto forma di brevi racconti che riprendono alcuni personaggi ed episodi del romanzo e ne illustrano altri aspetti. Per questo si chiama “Extensions” e non “Extended”: una versione estesa avrebbe implicato una prosecuzione del romanzo con nuovi capitoli, invece qui si tratta di frammenti che vanno a inserirsi nell’arco narrativo, esattamente come le extensions si inseriscono nei capelli naturali per aumentarne il volume. Sono figlio di parrucchiera e, come vedi, la cosa mi ha influenzato culturalmente.

Io ho detestato gli anni ’90. Sono un orfano degli anni ’80, i ’90 mi sono parsi impersonali e smunti: è l’epoca nella quale la figura del dj assurgeva al ruolo di star e i musicisti scomparivano, al posto dei look teatrali e ricercati c’erano i capelli lunghi del grunge e il brit-pop prendeva il posto della new wave. Un incubo, in pratica.

Cosa facevo negli anni ’90? Mi disperavo. Tanto ero affranto che ho cominciato a scrivere i miei primi romanzi.

(PS Se per caso a qualcuno interessa il discorso su Generations of love – Extensions c’è un’intervista approfondita che mi ha fatto Marco Mancassola sul blog minimaetmoralia: http://www.minimaetmoralia.it/wp/generations-of-love-diciotto-anni-intervista-matteo-b-bianchi/ )

A4: Cosa ci dici di “‘tina”, la tua rivista letteraria? Gli ultimi numeri hanno sperimentato con i formati: prima uno mini (di cui mi fregio di possedere una copia a edizione limitata), poi il formato quotidiano. Cosa dobbiamo aspettarci prossimamente, e quando uscirà, se è in programma, il numero nuovo?

MMB: Il nuovo numero è pronto (con un vergognoso ritardo di oltre due anni dal precedente). Il formato è quello da libro standard e per la prima volta nella sua storia è interamente impaginato e illustrato da un singolo grafico, il grandissimo Andrea Bozzo. In tutta onestà, ci abbiamo messo un sacco, ma è venuto fuori un gioiellino.

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Chi è l’autore del prossimo numero di “A4” + raccoglitore in omaggio

Possiamo finalmente rivelare chi è l’autore noto che pubblicheremo su “A4” numero 10, in uscita la settimana prossima.

Si tratta di Matteo B. Bianchi.

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Matteo B. Bianchi (1966) ha pubblicato i romanzi Generations of love (1999), Fermati tanto così (2002) ed Esperimenti di felicità provvisoria (2006) per Baldini & Castoldi e Apocalisse a domicilio (2010) per Marsilio. È fra gli autori di show televisivi quali Victor Victoria (La 7), Quelli che il calcio (Rai Due), X Factor (Sky Uno), E poi c’è Cattelan (Sky Uno). Dirige on line la sua rivista di narrativa “‘tina”. Nel 2016 Fandango ha pubblicato l’edizione ampliata del suo primo romanzo, Generations of love – Extensions e nel 2017 il nuovo romanzo Maria accanto.

Insieme al racconto di Matteo B. Bianchi – un delicato affresco di educazione sentimentale – la settimana prossima è previsto anche un omaggio per festeggiare il raggiungimento del decimo numero. Allegheremo il pdf di un raccoglitore, da ritagliare e incollare, capace di contenere i dieci numeri usciti finora.

Alla settimana prossima!

Il numero 10 di “A4” è in arrivo

Uscirà durante la prima metà di settembre.

E, siamo orgogliosi di annunciare, conterrà un racconto di uno dei più celebri e importanti scrittori italiani contemporanei.

Presto tutti i particolari. Intanto, cominciamo fin da adesso a ringraziare l’autore per il suo prezioso contributo.

PS: in concomitanza con l’uscita del decimo numero, “A4” ha in serbo una sorpresa per chi avesse stampato e collezionato tutti i numeri precedenti. Seguiranno dettagli!

“A4” n. 9 – giugno 2017

Esce oggi “A4” numero 9. Come già anticipato questo numero non contiene un racconto, ma un fumetto. L’ha disegnato Emanuele Simonelli ed è a scorrimento verticale: il lettore segue cioè lo stesso orientamento delle colonne, come se fosse un racconto.

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Per scaricare il PDF ad alta definizione (8,5 MB), clicca qui.

Per scaricare invece una versione più leggera (500 kb), clicca qui.

Emanuele Simonelli è un illustratore, animatore e fumettista nato a Roma ed emigrato a New York. Disegna per la rivista “Linus” e per il blog incomaemeglio.blogspot.com. Molti dei suoi disegni poi finiscono su emanuelesi.com.

Buona lettura.

“A4” numero 9: meno due giorni all’uscita

“A4” numero 9 uscirà dopodomani! Come anticipato il mese scorso, anziché un racconto questa volta la rivista ospiterà un fumetto. L’opera s’intitola La scrittrice, è a scorrimento verticale, e a disegnarla è stato Emanuele Simonelli. Questa è la testata:

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Emanuele Simonelli è un illustratore, animatore e fumettista nato a Roma ed emigrato a New York. Disegna per la rivista “Linus” e per il blog incomaemeglio.blogspot.com. Molti dei suoi disegni poi finiscono su emanuelesi.com.

“A4” numero 9: un fumetto

Il prossimo numero di “A4” – che uscirà a giugno – non conterrà un racconto ma… un fumetto. Con l’autore, un illustratore dallo stile originale e personalissimo, stiamo lavorando alla migliore soluzione per racchiudere le varie vignette nella gabbia della rivista.

Presto daremo maggiori dettagli, compreso il nome dell’autore e il titolo del fumetto. Per il momento, ecco un particolare di una vignetta:

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Breve intervista a Dario De Marco

Abbiamo intervistato Dario De Marco, l’autore del racconto contenuto nell’ultimo numero di “A4”, Madonna delle campagne. Ringraziamo l’autore per la disponibilità.

“A4”: Madonne delle campagne è scritto in una lingua, o forse sarebbe meglio dire un dialetto, che nella realtà non esiste, una via di mezzo fra il napoletano e il cilentano. Eppure è comprensibile anche a chi, come me, non è di quelle parti. Come sei riuscito in questo prodigio? Quanto lavoro c’è dietro? È la prima volta che usi questa lingua o l’avevi già “rodata” da qualche altra parte?

Dario De Marco: Mio padre era di un paesino del Cilento, mia mamma è della provincia di Napoli, io sono nato e cresciuto a Napoli. Anche se a casa mia quando ero piccolo non si parlava in dialetto perché i miei avevano paura che crescevo cafone e non m’imparavo bene l’italiano, a un certo punto tutte queste sonorità, ovviamente molto simili ma con sfumature diverse, sono confluite nella mia testa. Che lingua è questa? Inventata? Un mix di dialetti? Un misto di italiano e dialetto? Semplicemente, è la lingua che si parla, che si pensa, oggi nella maggior parte del sud Italia. Perciò in epigrafe avevo messo quella frase di Roberto De Simone (che poi in “A4” abbiamo dovuto togliere per motivi di spazio ma che si può recuperare sul mio blog) che polemizza contro chi si fa meraviglie di una lingua come quella della Gatta: non fate i marziani, la conoscete benissimo.

Continua a leggere “Breve intervista a Dario De Marco”

“A4” n. 8 – aprile 2017

Esce oggi l’ottavo numero di “A4”. Contiene un racconto intitolato Madonna delle campagne, scritto in una lingua nuova, un dialetto inventato fra il napoletano e il cilentano.

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L’autore del racconto è Dario De Marco, che ha fatto il giornalista per quindici anni (“Il sole 24 Ore”, “Repubblica”, “Il mattino”). Ha cofondato il mensile “Giudizio universale”. Ha pubblicato i libri Non siamo mai abbastanza (66thand2nd) e Mia figlia spiegata a mia figlia (LiberAria). Suoi testi sono usciti su “Doppiozero”, “Nazione indiana” e “Inutile”. Ha provato a smettere di scrivere, ha anche trovato lavoro in una pizzeria, ma ogni tanto ci ricasca: sugli “Stati generali”, su “Prismo”, sul suo blog: dariodemarco.wordpress.com.

Ecco l’incipit di Madonna delle campagne:

La porta di casa nostra in piazza si apriva pure da fuori. Certo, la notte si poteva inzerrare da dentro, ma il giorno, fino a che non la cambiammo insieme a tutto il resto dei lavori, stava così che uno che veniva poteva entrare senza bussare e senza che tampoco quelli di dentro dovevano correre a ràprere: non c’era manco la maniglia, bastava spentare. Questo pure perché ai tempi antichi era tutto nu iesci e trasi di gente tra parzonàri, coloni, compari, vattiàti e crisimati, e parenti.

Per leggere tutto il racconto, scarica il PDF.

Buona lettura!


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“A4” avvistata in libreria

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Una pila di “A4” fotografata nel suo ambiente naturale.

Le ultime copie cartacee del numero 7 sono state distribuite.

Fra poco verrà il momento di preparare il numero 8. Chiunque voglia proporre un racconto, può farlo.

Ma “A4” è aperta anche ad altre forme di narrazione: i fumetti, per esempio. Sei, o conosci, un fumettista capace di raccontare una storia in poche (una quindicina, più o meno) vignette? Fatti avanti (o presentacelo).

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PS: “A4” è aperta anche all’idea di una sponsorizzazione. Vuoi farti pubblicità su una rivista distribuita sia in formato cartaceo che elettronico? Contattaci. La redazione sarà lieta di fare quattro chiacchiere con te.