‘tina (e nuovo numero)

Qui ad A4 nutriamo il massimo rispetto per le riviste fai-da-te. Per questo ci sentiamo in dovere di segnalare l’ultimo numero di una rivista letteraria che amiamo, forse la santa patrona di tutte le riviste letterarie italiane esistenti al momento: «’tina».

Fondata e curata dallo scrittore Matteo B. Bianchi (che abbiamo avuto l’onore di ospitare su A4 n. 10), «’tina» è una rivista che esce a intervalli irregolari sia su pdf che su carta. Uno degli aspetti che più amiamo della rivista — a parte i contenuti sempre interessanti e scelti con cura — è che la versione cartacea ha visto assumere negli anni le forme più disparate: «’tina» è uscita in versione cartina turistica, istruzioni Ikea, libro in miniatura, formato quotidiano ecc. ecc. (qui trovate tutti i numeri).

Tuttavia ad A4 non potevamo non prediligere l’ultimo numero, il trentacinquesimo, e per ovvi motivi: è il primo numero che il lettore può stamparsi in proprio e graffettare, come si faceva una volta con le fanzine. E delle fanzine il numero in questione ha pure la grafica (curata da Sergio Tanara), con i testi che sembrano battuti a macchina e le immagini ritagliate e incollate a mano. Come spiega lo stesso Matto B. Bianchi sul sito della rivista:

Questo speciale numero 35 è un inno alla filosofia del DIY, il Do it yourself che ha permesso a questa stessa rivistina di esordire un quarto di secolo fa.
‘tina è nata in forma di semplici fogli fotocopiati e graffettati, quindi questa uscita può essere letta come un vero e proprio ritorno alle origini, anche se con una variante del tutto contemporanea: viene diffusa per via digitale e sta al lettore stamparsela e costruirsela.
Una forma di fai-da-te coercitiva: se vuoi il nuovo ‘tina, sei obbligato a diventarne artefice.
La grafica rievoca proprio lo stile delle fanzine musicali degli anni ’70 e ’80, dove i testi erano battuti a macchina, i titoli spesso scritti a mano, le immagini rubate dalle riviste ufficiali, decontestualizzate e fotocopiate. Quando essere creativi significava arrangiarsi con quello che c’era. (La cura ancora una volta Sergio Tanara che, da ex-musicista della new wave italiana, conosce perfettamente quella estetica).

Insomma, invitiamo i lettori di A4 a fare come noi: scaricate il pdf della rivista, stampatelo e graffettatelo. Poi leggetelo. Non ve ne pentirete.

Infine, ne approfittiamo per annunciare che a ottobre usciremo con un nuovo, bellissimo numero contenente un racconto che ci ha deliziato. Continuate a seguirci per maggiori dettagli!

La nostra quarantena

Anche la redazione di A4, come tutti, è costretta in quarantena. In questa nostra reclusione ci siamo chiesti se fosse il caso di pubblicare un nuovo numero: abbiamo concluso che per adesso è meglio di no per due motivi.

Innanzi tutto perché, con le librerie e le tipografie chiuse, l’anima cartacea della rivista verrebbe sacrificata. Ha senso uscire solo in pdf? Sì? No? Il dibattito in realtà è ancora in corso – i lettori che volessero aiutarci a risolvere il dilemma, sono i benvenuti.

E poi perché è un periodo in cui fortunatamente si sono moltiplicate le offerte culturali, di qualità e gratuite, per rendere meno tediosa questa quarantena. Perché quindi gettare nella mischia l’ennesimo “prodotto”? Non sarebbe presuntuoso da parte nostra arrogarci la missione di risollevare qualcuno dalla noia? O peggio, non sarebbe un caso di FOMO, o Fear Of Missing Out?

Per queste ragioni A4 ha deciso di farsi da parte per il momento. Considerate la rivista come una di quelle persone che, appena la discussione si fa accesa, preferiscono tacere e ascoltare cos’hanno da dire gli altri.

Per poi intervenire quando gli animi si sono calmati.

Questo non ci impedisce, tuttavia, di consigliare noi stessi qualcosa per intrattenere i nostri lettori. La nostra scelta è caduta su Audible: il sito di audiolibri ha reso gratuiti, senza registrazione né periodo di prova, un gran numero di titoli, alcuni dei quali in italiano.

Buon ascolto e a risentirci al prossimo aggiornamento.

La mappa delle riviste letterarie + prossimo, imminente numero nuovo

Qui in redazione ci ha fatto molto piacere sapere che “A4” è stata inclusa nella Mappa delle riviste letterarie italiane. A farlo è stata Modestina Cedola (di ItaliansBookitBetter) sul blog di Matteo B. Bianchi, qui. Il post cerca di fare il punto della situazione per quanto riguarda il mondo delle riviste, cartacee e non, ed è accompagnato anche da una mappa, questa:

La mappa delle riviste: “A4” si trova a destra, più o meno al centro; ma non è una connotazione politica.

Dal post di Matteo B. Bianchi si possono scaricare in formato pdf sia l’articolo di Modestina Cedola che la mappa delle riviste.

Infine, ne approfittiamo per annunciare che il nuovo, attesissimo numero di “A4” uscirà venerdì prossimo (dopodomani). Il racconto di questa volta viene da Bologna, ma l’autrice non è emiliana. Il titolo è: La tempesta solare.

A dopodomani!

Nuovo numero in arrivo + Intermezzo tipografico

È in arrivo un nuovo numero di “A4”! Non vediamo l’ora di spiegare meglio ai lettori di cosa si tratta. Lo faremo a giorni, anche perché l’uscita è prevista entro la fine del mese.

Nel frattempo segnaliamo un sito nel quale ci siamo imbattuti in redazione. Ai nostri lettori sarà capitato di chiedersi perché un foglio A4 sia grande proprio 210×297 millimetri. Perché proprio quel rapporto (1:√2)? E quanti altri formati ha lo standard A? (Spoiler: va dall’immenso A0 fino al piccolissimo A13, grande appena 9×13 millimetri).

A queste e ad altre domande risponde il meraviglioso sito Paper Sizes. Ci sono tutti gli standard: A, B, US e tanti altri. Volendo si può pure paragonare la grandezza di un foglio A4 con quella di altri formati. Insomma, una miniera.

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A risentirci presto per il prossimo numero!

Plagio! (Plagio?)

Un’affezionata lettrice ci fa notare come l'”Atlantic“, storico mensile statunitense, nel rifarsi il look possa essersi ispirato ad “A4”. La redazione ha deciso di non commentare una simile coincidenza e si limiterà a lasciar parlare invece le immagini:

Ad ogni modo, l’agguerrito studio legale di “A4” è già stato allertato, pronto a prendere le difese di questa piccola, ma grintosa, rivista letteraria.

Atlantic, non ti temiamo!

Lavorare da casa, Caccia al morto e cazzotti letterari: intervista a Luca Colombo

Come da tradizione, a qualche giorno dall’uscita dell’ultimo numero pubblichiamo un’intervista al suo autore. Questa volta è il turno di Luca Colombo, autore de “Il letto”, apparso sul numero 17. Per chi se lo fosse perso, l’ultimo numero si può scaricare da qui. Ringraziamo l’autore per la disponibilità.

A4: Il tuo racconto narra il graduale abbrutimento di un lavoratore da casa. Difficile non porsi, e porti, la domanda di rito: sai così tante cose sui rischi di lavorare da casa perché le hai sperimentate sulla tua pelle? Sei anche tu, o sei stato, un lavoratore da casa? Insomma, hai capito dove vogliamo arrivare: “Il letto” è un racconto in parte autobiografico?
Luca Colombo: No, non sono mai stato un lavoratore da casa. L’unico lavoro che faccio in casa è scrivere; ed è in questo che va ricercata la parte autobiografica del racconto: scrivere per me è peggio di un travaglio, soprattutto ora che sto lavorando a un romanzo da più tre anni. Il mio graduale abbrutimento è dato dal fatto che la scrittura si prende tutto di me: la mia pazienza, il mio sonno, la mia serenità. Mi riduce davvero a pezzi.

A4: Più o meno a metà racconto si legge: “Ecco cosa l’avrebbe fatto stare meglio: che la gente contemplasse il suo dolore. Lui al centro del letto e il mondo attorno.” Questa frase ci ha fatto venire in mente il racconto di Kafka intitolato “Un digiunatore”. Ci abbiamo preso? Kafka è un tuo autore di riferimento? Se non lui, chi altro?
LC: Kafka è un autore che apprezzo, ma non è tra i miei autori di riferimento. I principali modelli a cui mi ispiro sono Pirandello, Saramago e Bukowski: il primo per la profondità filosofica, il secondo per l’originalità delle storie e il terzo per l’inarrivabile capacità di narrare.

A4: Nella tua nota biografica si legge che nel 2016 hai pubblicato per Graphofeel il romanzo Caccia al morto. Ce ne parli?
LC: Caccia al morto è ambientato in un’impresa funebre. L’intento di Claudio – il giovane titolare – è restituire peso alla morte, fenomeno che in una società fatta di lauti pasti e antibiotici pare un’evenienza piuttosto vaga e remota. La soluzione è trasformare il funerale da evento sociale a evento social: concorso a premi per il miglior selfie cimiteriale, funerale con ospite del Grande Fratello e vip in genere, caccia al morto fra le lapidi per i bambini. Per Claudio il morto è solo una delle tante parti che concorrono alla buona riuscita del funerale, forse si potrebbe anche toglierlo, dato che si tratta di qualcosa che non c’è più.

A4: Ci parleresti anche del Pugilato letterario che, sempre secondo la tua nota biografica, insceni insieme a Elia Rossi?
LC: Nel pugilato letterario io ed Elia Rossi vestiamo i panni di due pugili. Indossiamo guantoni e paradenti, ci muoviamo con pose da boxeur rivali che si sfidano, mettendo al centro del ring i nostri due romanzi. Un finto arbitro, la cui vera funzione è di animare il pubblico, ci guida nel corso di quattro round nei quali leggiamo estratti di Caccia al morto e Fortunale, accompagnati da musiche adeguate. Alla fine è il pubblico a eleggere il vincitore. Lo stile del pugilato letterario è volutamente macchiettistico, a tratti persino cialtrone; nasce dall’obiettivo di uscire dalle presentazioni tradizionali di libri, per riuscire a comunicare temi e contenuti delle opere in modo più leggero e coinvolgente.

A4: Ultima, classica domanda di A4 ai suoi autori: ci consigli quattro cose? Nell’ordine: un libro, un film, un disco (o un musicista), e il tuo scorcio preferito di Oleggio, la cittadina piemontese in cui vivi.
LC: La panne di F. Dürrenmatt.
La morte corre sul fiume di C. Laughton.
Un disco qualsiasi di Hank Williams: le sue canzoni sono tutte uguali, una più bella dell’altra.
Il vecchio porto sul fiume Ticino, dove spesso vado a tirare le somme sulla mia scrittura.

“A4” cambia font: addio caro Miller; benvenuto Papyrus

Nell’attesa di pubblicare la ormai rituale intervista all’autrice dell’ultimo numero – che speriamo ce la concederà – diffondiamo un’importante comunicazione:

È fondamentale per una rivista letteraria evolversi. Se non nei contenuti, almeno nella veste grafica. Ecco perché al sedicesimo numero abbiamo sentito il bisogno di cambiare il font con cui è fatto “A4”.

Diciamo così addio al caro vecchio Miller, che tante soddisfazioni ci ha donato, e diamo il benvenuto al nuovo font ufficiale: Papyrus.

testata papyrus

Font secondo noi ingiustamente vituperato, Papyrus è in realtà una – perdonate la licenza — figata. Fu creato nel 1982 da Chris Costello, il quale descrive così la sua creazione:

Avevo appena finito il college. Stavo studiando la Bibbia, in cerca di Dio, quando mi è venuto in mente questo font, che ricorda l’Egitto e il Medio Oriente.

Leggibile e bello a vedersi, da allora il carattere si è diffuso sempre più, fino a diventare il font di un blockbuster come Avatar.

E da oggi è anche il font di “A4”.

Speriamo che i lettori saranno entusiasti di questo cambiamento quanto lo siamo noi.

Il nuovo numero (grafico) di “A4” è in arrivo

PCNFN

Il nuovo numero di “A4” è in lavorazione! Uscirà presto, speriamo entro la prima metà di marzo. E sarà un numero “grafico“, diciamo così.

Per la seconda volta dopo il numero 9 di giugno 2017, illustrato e raccontato da Emanuele Simonelli, “A4” ospiterà un’altra storia grafica. Questa volta toccherà a un’illustratrice intrattenere i lettori di “A4”. Chi è? Di cosa si tratta?

Un altro po’ di attesa e sveleremo tutti i particolari. Per adesso accontentatevi dello “sneak peek” in alto.

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“A4” numero 15 è in lavorazione

E uscirà molto presto: giovedì prossimo. In questo numero si torna al formato tradizionale di un unico racconto.

Nel frattempo, ecco una piccola anteprima contenente la testata, il titolo del racconto e il nome dell’autore.

"A4" n. 15

A giovedì prossimo!

Intervista a Fabio Casano

Abbiamo intervistato Fabio Casano, l’autore del primo dei due racconti apparsi sull’ultimo numero di “A4”. Ne approfittiamo per ringraziare Fabio e per l’intervista e per il racconto che ci ha gentilmente donato. – La redazione

A4: “La vecchia”, il racconto che hai pubblicato sull’ultimo numero di “A4”, lo consideriamo un esempio di umorismo nero. Sei d’accordo? Abbiamo notato che lo stile un po’ si allontana dalle altre cose tue che abbiamo letto in passato. Come mai questa volta ti sei voluto cimentare su quel genere?

Fabio Casano: In realtà nasce da una vecchia esercitazione dei tempi di quando frequentavo i laboratori di scrittura di Beatrice Agnello e Mario Valentini. Avevo solo l’incipit “nera doveva essere” e da lì mi è venuta in mente l’immagine della bara della vecchia, nera come l’inferno in cui aveva fatto precipitare i suoi parenti. Mi piace sempre cimentarmi con qualcosa di diverso dalle solite cose che scrivo, tipo gente problematica o gruppi musicali immaginari…

A4: Tu sei autore anche di due romanzi (Elogio di Kit Carson e Il ritorno dei favolosi Lucky Losers – NdR). Che cos’hai imparato dalla loro stesura? Metterai in pratica, se già non lo stai facendo, questa lezione per la scrittura di un terzo libro? In generale, come giudichi la tua esperienza di autore di due romanzi pubblicati?  Continua a leggere “Intervista a Fabio Casano”