Cinque domande a Stefania Coco Scalisi

Come da tradizione abbiamo intervistato l’autrice dell’ultimo numero di A4, in questo caso Stefania Coco Scalisi, che ringraziamo.

A4: Il tuo racconto natalizio, nonostante trattasse un problema di natura tecnologica, ha un sapore un po’ retrò. Era voluta questa cosa, nel senso che è il tuo stile abituale? O hai cercato di adattare il tuo stile al tema del racconto (il Natale)?

Stefania Coco Scalisi: Sono contenta che tu abbia fatto caso alle note un po’ nostalgiche, e perché no, un po’ retrò, di questo racconto. Non era voluto, ma credo faccia parte del mio modo di esprimermi. Sai, appartengo a quella generazione di trentenni un po’ in bilico: non proprio figlia dell’era digitale, ma nemmeno ansiosa di fingermi una di esse. Vedo e credo di aver colto le potenzialità di questa tecnologia di cui continuiamo a circondarci, ma resto in fondo sempre un po’ scettica degli effetti di tutta questa tecnica sul nostro spirito. La nostalgia di un tempo analogico è perciò una sorta di omaggio inconscio agli anni della mia infanzia, meno connessa ma paradossalmente più dinamica. Anni in cui sapevi apprezzare il gusto del silenzio e della noia, in cui le vacanze di Natale erano attese ma erano fatte anche di momenti di totale monotonia. Non sappiamo più annoiarci né coglierne il suo potenziale: quei momenti di tedio totale da cui nascono di solito le idee più brillanti. Parliamo sempre, copriamo i silenzi a forza. E questo credo sia una delle sconfitte maggiori di questi tempi.

A4: Anche i tuoi Natali sono così affollati e strani e divertenti? O ti sei ispirata a qualcuno che conosci? Oppure hai inventato di sana pianta?

S.C.S.: I miei Natali sono affollatissimi. Gente che viene a pranzo, gente che passa per il caffè e poi va via, gente che resta a cena a consumare gli avanzi. Gli anni in cui non superiamo i quindici a tavola, ci lamentiamo del fatto di essere pochi. Vengo da una famiglia allegra, in cui Natale è un’occasione per riunirsi, ridere e godere del vero protagonista delle feste: il cibo. Pensa che un mio amato zio, ormai non più con noi, voleva che applaudissimo tutte le volte che venivano portati a tavola i dolci. Ma non a chi li aveva preparati. Ai dolci stessi, quasi avessero vita propria. E ovviamente non può mancare la tombola, spesso truccata per far vincere chi più ci tiene. Insomma, no, non ho proprio dovuto inventare alcunché!

A4: Dalla tua nota biografica si evince che hai girato il mondo per lavoro. Qual è il posto che ti è rimasto nel cuore? In quale invece speri di non tornare più?

S.C.S.: Tornerei certamente a Tel Aviv per le sue mille contraddizioni, per l’essere così fortemente mediterranea, nonostante si sforzi di apparire diversa. Si respira la storia, ci si guarda intorno e si vede un paese fatto di volti, passati e desideri diversi. Si percepiscono gli errori e le ansie di questo Stato dai quali è impossibile voltare la testa. Ma resta comunque un posto che non ti lascia, che non ti può lasciare indifferente.
Non tornerei invece a Washington DC. La capitale degli Stati Uniti non ha né il fascino di San Francisco, né lo spirito di New Orleans o la magia di New York. È un posto freddo, in cui tutti provano ad ottenere qualcosa, a fare carriera o avere successo. Tutte le volte che mi trovavo a un bar o ad un ristorante aspettavo il momento dello scambio delle business cards, che arrivava sempre inesorabile. Nessuno sembra essere lì perché lo voglia davvero ma solo perché ci deve essere. Ed io in posti simili non riesco proprio a stare.

A4: Hai pubblicato un romanzo: ce ne parli? E quando e come è nata in te la passione per la scrittura?

S.C.S.: La Democrazia della felicità è il mio primo romanzo ed è stato pubblicato a marzo del 2019. Nasce dal desiderio di descrivere due estremi: da un lato la smania di dare l’impressione agli altri, anche a chi non ci conosce, di avere una vita perfetta; dall’altra, raccontare le derive sempre meno democratiche di questi tempi. Questi due poli sono in realtà collegati tra loro, e ancora una volta è la tecnologia il ponte che li lega. Siamo talmente concentrati ad apparire sorridenti, intelligenti, felici e innamorati online che non abbiamo più il tempo o la voglia di arrabbiarci per quello che succede tutto intorno a noi. Da qui l’idea di raccontare allora di un Governo che imponesse a tutti di essere felici. La felicità che tanto ci affanniamo a mostrare agli altri diventa così paradossalmente una condanna, un obbligo. Fallire, mostrarsi deboli non solo non è più accettabile, diventa proprio un crimine, un cancro da debellare. Un po’ come accade oggi insomma: online siamo perfetti mentre le nostre vite lo sono sempre meno. Siamo più poveri, più soli e più arrabbiati. E mentre costruiamo una vita digitale parallela, attorno a noi si agitano gli spettri di politiche e scelte economiche sempre più autoritarie e diseguali. Ma noi non ce ne accorgiamo più perché siamo troppo concentrati su noi stessi. Aver pubblicato questo libro è insomma il mio modo di voler provare ad alzare la testa. Ho scelto di farlo scrivendo, forse il modo meno popolare di questi tempi, ma per me l’unico immaginabile. Sin da piccola ho sempre voluto scrivere. Mia madre da bambina mi regalò un libro delizioso: Consigli per un giovane scrittore di Vincenzo Cerami. Alla fine, è passato qualche anno, c’è stata la vita di mezzo, ma quel primo libro tanto voluto c’è stato e quei consigli da bambina mi sono tornati davvero utili.

A4: Ultima domanda di rito. Consigliaci quattro cose: un libro, un film, un disco e uno scorcio del posto dove abiti al momento.

S.C.S.: Per restare in tema di tecnologia che può salvarci ma può anche distruggerci, consiglio il meraviglioso libro di Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi. Un film, il mio preferito di sempre, Lost in translation di Sofia Coppola, perfetto per raccontare questi anni di solitudine e incomunicabilità. Un disco, Cip! di Brunori Sas, l’album della maturità con perle come “Quelli che arriveranno”. Uno scorcio, i tetti di Bologna e la sua torre un po’ sbilenca che osservo adesso dalla terrazza di casa mia.

Grazie ancora a Stefania per l’intervista. A4 numero 19, quello che contiene il suo racconto, si può scaricare da qui.

(Video)Intervista a Simona Settembre

Anche l’autrice dell’ultimo numero, Simona Settembre, si è sottoposta alla ormai rituale intervista della redazione di “A4”. Ma siccome Simona ha un canale YouTube, con nostra somma gioia ha pensato di risponderci alla sua maniera: con un video.

Ecco a voi la video intervista a Simona Settembre:

Consigliamo vivamente di iscriversi a Cose Ovunque, il suo canale YouTube, davvero pieno di spunti e “inspirational”, come dicono quelli bravi.

Per chi se lo fosse perso, “A4” numero 16 si può scaricare da qui.

Simona è anche su Instagram: qui.

Ecco le domande:

1) Noi di “A4” abbiamo definito “Persone che non fanno niente (e quindi fanno qualcosa)” una graphic short story. Ti piace come definizione? Tu quale avresti usato? Come ti è venuta l’idea di raccontare proprio quel tipo di storia?

2) Nella tua storia ci sono pochissime linee di dialogo, lasciando parlare le immagini: da cosa è stata dettata questa scelta? In effetti, recentemente abbiamo scoperto che esiste tutto un genere di graphic novel senza testo chiamato, non a caso, “silent” o “wordless”. Visto che sembri trovarti a tuo agio con quel mezzo, hai mai pensato di disegnare una silent graphic novel?

3) Ti va di raccontarci come, dove, quando e perché hai cominciato a disegnare?

4) Sei piuttosto eclettica come artista. Oltre a disegnare e illustrare, giri video, componi canzoni, scrivi, fotografi e chissà cos’altro. Qual è il punto d’incontro di tutte queste attività, ammesso che ce ne sia uno?

5) Ultima, rituale domanda; consigliaci quattro cose: un’illustratrice o illustratore che secondo te dovremmo conoscere; un libro (non necessariamente illustrato); un disco o musicista; uno scorcio di Roma, la città dove vivi.

Buona visione!

Intervista a Milo Busanelli

Qui ad “A4” ci piace porre domande ai nostri autori qualche giorno dopo l’uscita di un nuovo numero. Per questo abbiamo interrogato Milo Busanelli, l’autore di “A4” numero 15, sui temi più disparati. Ecco l’intervista:

A4: Il racconto che hai pubblicato su “A4” riflette molto bene, secondo me, la fatica che si trovano ad affrontare due neo genitori. Supponendo che si tratti di un racconto autobiografico (lo è?), ti chiedo: è davvero così stressante fare il papà o la mamma? Peggio di così? Meglio?

Milo Busanelli: Non è un racconto autobiografico, ma è basato su esperienze reali reinventate. Ho preso una parte di me e della mia vita e da lì ho costruito un me stesso alternativo, verosimile, che sono io solo in minima parte, ma che è pur sempre parte di me.
Oggi il vero problema dell’essere padri è che lo si è da figli. Il raggiungimento dell’età adulta non arriva mai, se non sotto forma di recita da adulti che prendono molto sul serio le poche certezze che sostengono il peso della loro vita, altrimenti cadrebbe tutto, palcoscenico compreso. Non so se ti ho risposto.

Continua a leggere “Intervista a Milo Busanelli”

Intervista a Fabio Casano

Abbiamo intervistato Fabio Casano, l’autore del primo dei due racconti apparsi sull’ultimo numero di “A4”. Ne approfittiamo per ringraziare Fabio e per l’intervista e per il racconto che ci ha gentilmente donato. – La redazione

A4: “La vecchia”, il racconto che hai pubblicato sull’ultimo numero di “A4”, lo consideriamo un esempio di umorismo nero. Sei d’accordo? Abbiamo notato che lo stile un po’ si allontana dalle altre cose tue che abbiamo letto in passato. Come mai questa volta ti sei voluto cimentare su quel genere?

Fabio Casano: In realtà nasce da una vecchia esercitazione dei tempi di quando frequentavo i laboratori di scrittura di Beatrice Agnello e Mario Valentini. Avevo solo l’incipit “nera doveva essere” e da lì mi è venuta in mente l’immagine della bara della vecchia, nera come l’inferno in cui aveva fatto precipitare i suoi parenti. Mi piace sempre cimentarmi con qualcosa di diverso dalle solite cose che scrivo, tipo gente problematica o gruppi musicali immaginari…

A4: Tu sei autore anche di due romanzi (Elogio di Kit Carson e Il ritorno dei favolosi Lucky Losers – NdR). Che cos’hai imparato dalla loro stesura? Metterai in pratica, se già non lo stai facendo, questa lezione per la scrittura di un terzo libro? In generale, come giudichi la tua esperienza di autore di due romanzi pubblicati?  Continua a leggere “Intervista a Fabio Casano”

Intervista a Giuseppe De Marco

Com’è ormai nostra abitudine, a qualche settimana dall’uscita dell’ultimo numero abbiamo intervistato l’autore del racconto protagonista. Giuseppe De Marco ha scritto Volt, è romano, ed è stato tanto gentile da rispondere alle nostre domande. Per scaricare “A4” numero 12, clicca qui.

A4: Ciao Giuseppe, ci racconti la genesi di Volt, il tuo racconto uscito sull’ultimo numero di “A4”? Da dove viene questo interesse per i colori?

Giuseppe De Marco: La verità è che, prima di scrivere questo racconto, le mie competenze “cromatiche” non andavano più in là delle sfumature dell’arcobaleno (e anche lì non senza incertezze: sull’indaco per esempio, ho sempre avuto problemi). Però trovo che i colori abbiano un fascino universale, ancestrale perfino. Per dire, io ancora quasi mi emoziono quando vedo nascere il verde dal giallo e blu.

Quanto a Volt, nasce anzitutto da una maglietta da corsa (indovina di che colore?). Mi ha fatto pensare a qualcuno che per lavoro “inventa” nuovi colori. “Ciao papà, com’è andata oggi? Bene figliolo, ho inventato il rosso fox”. Una cosa del genere.

Col tempo però intorno a questa immagine hanno cominciato a gravitare altri spunti e suggestioni che hanno dirottato il corso della storia (minuscola eh…) verso altri territori: una tazzina spaiata di caffè, un quadro di Rothko, un esercizio di scrittura sui sensi. Aggiungi questo e aggiungi quest’altro, leggi, rileggi, aggiusta, lima, sfuma, taglia, togli e ancora taglia, alla fine è uscito fuori Volt. Faticaccia…

A4: Nella tua bio dici che oltre a tre figli hai messo al mondo milioni di storie. Ti va di elaborare? Di che storie si tratta? Racconti o romanzi inediti?

Continua a leggere “Intervista a Giuseppe De Marco”

Intervista a Pietro Vizpara

Abbiamo intervistato l’autore di Puntualità, il racconto protagonista di “A4” numero 11.

A4: Ciao Pietro, ci parli un po’ di te? Chi sei? Che fai?

Pietro Vizpara: Mi chiamo Pietro Vizpara, che in realtà è uno pseudonimo che mi porto dietro da così tanto tempo che non potrei scrollarmi di dosso nemmeno se volessi, e abito a La Spezia (dovrei scrivere “alla Spezia”, mi dicono, ma proprio non mi riesce), che in realtà non posso considerare la mia città visto che sono nato e cresciuto in un piccolo paese di mare vicino alle cinque terre. Per un po’ di tempo ho vissuto a Genova, dove ho studiato lingue e letterature straniere, lavorato come insegnante di italiano per stranieri e sostenuto una quantità innumerevole di colloqui fino a perdere le speranza di trovare un’occupazione stabile. Poi è capitata un’occasione di lavoro a La Spezia, mi è andata bene e così adesso sono quasi dieci anni che faccio l’impiegato nel settore della formazione. Ho sempre abitato vicino alla stazione ferroviaria e anche ora che ho una famiglia è bello qualche volta, nel fine settimana, andare in stazione e prendere il primo treno che passa. Tanto passano solo treni regionali, gira gira si resta sempre in zona.

Può bastare?

A4: Quando e come ti sei avvicinato alla scrittura? Continua a leggere “Intervista a Pietro Vizpara”

Intervista a Matteo B. Bianchi

Abbiamo posto alcune domande a Matteo B. Bianchi, autore del racconto contenuto nell’ultimo numero di A4. Ringraziamo ancora una volta Matteo per la disponibilità. Se qualcuno si è perso il suo bel racconto, può scaricare A4 numero 10 da qui.

A4: Il racconto che hai pubblicato su “A4″ testimonia che l’arte della narrativa breve è viva e vegeta. Tu preferisci scrivere romanzi o racconti? E poi: secondo te potrebbe essere che, abituati come siamo a leggere su internet contenuti brevi, il racconto possa vivere una seconda giovinezza e venire preferito rispetto ai romanzi dai lettori? Un giorno gli scrittori si sentiranno dire dagli editori “Niente romanzi, per carità; non vendono. Vogliamo racconti!”?

Matteo B. Bianchi: No, è inutile che ci illudiamo, il racconto resterà destinato a un numero esiguo di lettori rispetto al romanzo e non credo proprio che la lettura frammentaria che comporta internet possa favorire una nuova passione per la narrazione breve, anzi temo il suo contrario. La gente si sta abituando a leggere sintesi, notizie ridotte in poche righe (in tanti ammettono di leggere solo i titoli addirittura), quindi si sta perdendo il senso dell’approfondimento. Si tratta comunque di due modi di leggere diversi.

In genere chi ama davvero i racconti è un lettore forte, uno che legge svariati libri al mese. Piacciono a un pubblico più ricercato e appassionato.
Direi che è paragonabile alla narrativa di genere. Conosco diversi lettori che dichiarano che proprio non riescono ad accostarsi al racconto come categoria: l’idea di entrare in una storia per doverne uscire poche pagine dopo per loro è quasi inaccettabile.

E poi è l’intero sistema editoriale che sostiene questo modello: pensa al caso di Paolo Cognetti, autore di racconti splendidi, che ha sfiorato la cinquina dello Strega senza mai riuscire ad entrarci e quando scrive il primo romanzo addirittura vince il premio.
Però il fatto che il racconto resti una nicchia dedicata agli appassionati in qualche modo non mi dispiace. Mi sembra che renda la cosa romantica, un piacere condiviso da una comunità di fans.

A4: Tu scrivi molto anche per la televisione e dietro le quinte devi vederne delle belle. Ti è mai venuta la tentazione di ambientare una storia — un racconto o un romanzo — nel backstage di uno studio televisivo? Continua a leggere “Intervista a Matteo B. Bianchi”

Intervista a Emanuele Simonelli

A fargliela è stato Astutito Smeriglia nel blog che i due curano insieme, In coma è meglio. Ma non è un’intervista normale. Più a suo agio con i disegni che con le parole, Emanuele ha risposto usando proprio la matita.

Emanuele Simonelli è l’autore del racconto illustrato protagonista di “A4” numero 9. Illustratore, animatore e fumettista nato a Roma ed emigrato a New York, Emanuele disegna per la rivista “Linus” e per il blog sopraccitato. Molti suoi disegni finiscono anche nel sito emanuelesi.com.

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Per leggere tutta l’intervista, clicca qui.

Breve intervista a Dario De Marco

Abbiamo intervistato Dario De Marco, l’autore del racconto contenuto nell’ultimo numero di “A4”, Madonna delle campagne. Ringraziamo l’autore per la disponibilità.

“A4”: Madonne delle campagne è scritto in una lingua, o forse sarebbe meglio dire un dialetto, che nella realtà non esiste, una via di mezzo fra il napoletano e il cilentano. Eppure è comprensibile anche a chi, come me, non è di quelle parti. Come sei riuscito in questo prodigio? Quanto lavoro c’è dietro? È la prima volta che usi questa lingua o l’avevi già “rodata” da qualche altra parte?

Dario De Marco: Mio padre era di un paesino del Cilento, mia mamma è della provincia di Napoli, io sono nato e cresciuto a Napoli. Anche se a casa mia quando ero piccolo non si parlava in dialetto perché i miei avevano paura che crescevo cafone e non m’imparavo bene l’italiano, a un certo punto tutte queste sonorità, ovviamente molto simili ma con sfumature diverse, sono confluite nella mia testa. Che lingua è questa? Inventata? Un mix di dialetti? Un misto di italiano e dialetto? Semplicemente, è la lingua che si parla, che si pensa, oggi nella maggior parte del sud Italia. Perciò in epigrafe avevo messo quella frase di Roberto De Simone (che poi in “A4” abbiamo dovuto togliere per motivi di spazio ma che si può recuperare sul mio blog) che polemizza contro chi si fa meraviglie di una lingua come quella della Gatta: non fate i marziani, la conoscete benissimo.

Continua a leggere “Breve intervista a Dario De Marco”