Breve intervista a Dario De Marco

Abbiamo intervistato Dario De Marco, l’autore del racconto contenuto nell’ultimo numero di “A4”, Madonna delle campagne. Ringraziamo l’autore per la disponibilità.

“A4”: Madonne delle campagne è scritto in una lingua, o forse sarebbe meglio dire un dialetto, che nella realtà non esiste, una via di mezzo fra il napoletano e il cilentano. Eppure è comprensibile anche a chi, come me, non è di quelle parti. Come sei riuscito in questo prodigio? Quanto lavoro c’è dietro? È la prima volta che usi questa lingua o l’avevi già “rodata” da qualche altra parte?

Dario De Marco: Mio padre era di un paesino del Cilento, mia mamma è della provincia di Napoli, io sono nato e cresciuto a Napoli. Anche se a casa mia quando ero piccolo non si parlava in dialetto perché i miei avevano paura che crescevo cafone e non m’imparavo bene l’italiano, a un certo punto tutte queste sonorità, ovviamente molto simili ma con sfumature diverse, sono confluite nella mia testa. Che lingua è questa? Inventata? Un mix di dialetti? Un misto di italiano e dialetto? Semplicemente, è la lingua che si parla, che si pensa, oggi nella maggior parte del sud Italia. Perciò in epigrafe avevo messo quella frase di Roberto De Simone (che poi in “A4” abbiamo dovuto togliere per motivi di spazio ma che si può recuperare sul mio blog) che polemizza contro chi si fa meraviglie di una lingua come quella della Gatta: non fate i marziani, la conoscete benissimo.

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“A4” n. 8 – aprile 2017

Esce oggi l’ottavo numero di “A4”. Contiene un racconto intitolato Madonna delle campagne, scritto in una lingua nuova, un dialetto inventato fra il napoletano e il cilentano.

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L’autore del racconto è Dario De Marco, che ha fatto il giornalista per quindici anni (“Il sole 24 Ore”, “Repubblica”, “Il mattino”). Ha cofondato il mensile “Giudizio universale”. Ha pubblicato i libri Non siamo mai abbastanza (66thand2nd) e Mia figlia spiegata a mia figlia (LiberAria). Suoi testi sono usciti su “Doppiozero”, “Nazione indiana” e “Inutile”. Ha provato a smettere di scrivere, ha anche trovato lavoro in una pizzeria, ma ogni tanto ci ricasca: sugli “Stati generali”, su “Prismo”, sul suo blog: dariodemarco.wordpress.com.

Ecco l’incipit di Madonna delle campagne:

La porta di casa nostra in piazza si apriva pure da fuori. Certo, la notte si poteva inzerrare da dentro, ma il giorno, fino a che non la cambiammo insieme a tutto il resto dei lavori, stava così che uno che veniva poteva entrare senza bussare e senza che tampoco quelli di dentro dovevano correre a ràprere: non c’era manco la maniglia, bastava spentare. Questo pure perché ai tempi antichi era tutto nu iesci e trasi di gente tra parzonàri, coloni, compari, vattiàti e crisimati, e parenti.

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Buona lettura!


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