A4 numero 26, con un racconto di Stefano Bonazzi

S’intitola La folla il racconto contenuto nel numero di A4 che esce oggi, il ventiseiesimo. È ambientato in un centro commerciale, una di quelle moderne cattedrali capaci di trasformarsi in un incubo se sei costretto a frequentarli per lavoro, proprio come avviene nel racconto. A scriverlo è stato Stefano Bonazzi, che ringraziamo.

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L’AUTORE: Stefano Bonazzi è nato a Ferrara, dove vive e lavora. Di professione grafico pubblicitario, realizza composizioni e fotografie ispirate al mondo dell’arte surrealista. A bocca chiusa è il suo romanzo d’esordio, uscito nel 2014 e ristampato l’anno scorso per Fernandel. Nel 2017 ha pubblicato il secondo romanzo L’abbandonatrice. I racconti Forse abbiamo esagerato, Niente Coma e Chi urla più forte sono stati selezionati tra i finalisti del premio Nebbia Gialla 2015, 2016 e 2017 a cura di Paolo Roversi. È presente in numerose antologie, tra cui Gli Stonati (NEO editore). Collabora con la testata “Il Loggione Letterario”, Satisfiction e con la Passeggiata Letteraria di Specchia. Il suo sito personale è: stefanobonazzi.it.

L’INCIPIT:

La folla è una slavina. Ti rotola addosso, ti frastorna, ti fa a pezzi.
Ti senti morire.
L’aria è artificiale, filtrata, aromatizzata da ondate di essenza alla lavanda che trabocca dal negozio di saponi dietro lo stand. Quel dolciume tutto ti ricorda, tranne un mazzo di fiori selvatici.

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Ringraziamo ancora l’autore per il bel racconto e auguriamo a tutti una buona lettura.

Ci mandi un racconto di Natale?

Mentre fervono i preparativi per il nuovo numero, che uscirà nella seconda metà di novembre, qui ad A4 ci prepariamo già al Natale. Ci piacerebbe infatti pubblicare un racconto a tema entro il 24 dicembre. Ci aiuti? Siamo alla ricerca di un racconto della lunghezza giusta (fra 1500 e 2000 parole).

Ok, ma cosa significa di preciso “racconto natalizio”? Non lo sappiamo bene nemmeno noi, ma ne riconosciamo uno quando lo leggiamo (consigliamo di prendere spunto, comunque, dal racconto natalizio per antonomasia: Canto di Natale di Dickens). Forse è importante il periodo dell’anno in cui è ambientato? Forse è altrettanto importante lo spirito? Devono esserci per forza un albero di Natale, un presepe o un panettone? E almeno un Babbo Natale è necessario ci sia? Non ne abbiamo idea; vi lasciamo carta bianca. Ecco però alcuni parametri:

  • Il racconto può essere spedito entro e non oltre la mezzanotte del 15 dicembre, in modo da essere pronto per il 24.
  • Ripetiamo la lunghezza: fra 1500 e 2000 parole (parole, non battute). È una questione di spazio. Jonathan Franzen potrebbe mandarci un capolavoro, ma se fosse lungo cinquecento parole o quattromila, lo cestineremmo senza indugio.
  • Nell’oggetto della email (spedita come al solito a stef.amato presso gmail) fateci capire che state partecipando a questa cosa. Scrivete “Racconto natalizio per A4” o qualcosa del genere.
  • Come sempre, meglio mandare il file in formato .rtf e nominarlo Cognome-autore_Titolo-del-racconto.rtf. In prima pagina, oltre al titolo, riportate i vostri dati – almeno nome e email – come si evince dalla piccola guida alla formattazione di un manoscritto che abbiamo pubblicato qualche tempo fa.

È tutto. Il racconto che ci piacerà di più uscirà come speciale numero natalizio il 24 dicembre o giù di lì. In bocca al lupo a chi parteciperà.

Intervista ad Alberto Lucchini

Ringraziamo Alberto Lucchini, autore di PMI, il racconto contenuto nell’ultimo numero di A4, per essersi prestato alla ormai consueta intervista post pubblicazione. (Per scaricare A4 numero 25, clicca pure qui.)

A4: Leggendo la tua nota biografica una domanda è sorta spontanea, anzi due: com’è lavorare con i bagni chimici? E cos’è la microincapsulazione?

Alberto Lucchini: Lavorando con i bagni chimici realizzi molto bene che, in certe situazioni di emergenza idraulica, diciamo così, è molto meglio essere nati uomini! Assicurato! La microincapsulazione sembra una roba strana ma alla fine significa in pratica proteggere dal mondo esterno un qualcosa di molto piccolo e fragile, dandogli una nuova struttura, come una corazza. A pensarci, non sarebbe male essere tutti microincapsulati!

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A4 numero 25: settembre 2021

Comincia in un modo, il racconto di questo numero, e finisce in un altro. Comincia come un racconto lavorativo, diciamo, un racconto cioè che narra le disavventure di qualcuno sul posto di lavoro; e finisce come un racconto…

No, non ve lo diremo. Per scoprire come finisce PMI, il racconto compreso in questo venticinquesimo numero di A4, dovrete leggerlo. A scriverlo è stato Alberto Lucchini, che ringraziamo per la bella proposta.

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L’AUTORE: Alberto Lucchini nasce nel 1983 tra le nebbie pavesi. Dopo varie esperienze come collaboratore in quotidiani locali e una laurea, decide di occuparsi di bagni chimici e successivamente di microincapsulazione. Ha pubblicato sulle riviste “Grado zero”, “Pastrengo”, “Blam”, “Il paradiso degli orchi” e “L’irrequieto”.

L’INCIPIT:

Ma io sono un poeta!
Vorrei urlare al mio capo.
Io sono uno scrittore, non posso passare le mie giornate in ‘sto ufficio ridicolo a mandare mail di presentazione sul funzionamento di lastre termografiche a cristalli liquidi!

Ringraziamo ancora l’autore e auguriamo a tutti una buona lettura.

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A4 sul “Libraio”. Ma anche: prossimo numero e fotoromanzo

Ringraziamo vivamente (anche perché mortalmente non ci è possibile) Il libraio – “la rivista letteraria più diffusa in Italia con oltre 200.000 abbonati, disponibile da oltre vent’anni gratuitamente in tutte le librerie italiane” – per avere menzionato anche A4 in un articolo/panoramica sulle riviste letterarie italiane. Grazie in particolare a Matilde Quarti, autrice dell’interessante articolo in questione, che si può leggere qui.

Approfittiamo di questa segnalazione per comunicare a quanti ci seguono che:

– A4 uscirà molto probabilmente con un nuovo numero più o meno a Ferragosto. Continuate a seguirci per scoprire di cosa si tratta.

– A4 vorrebbe tanto, tanto, tanto pubblicare prima o poi un fotoromanzo. Finora i nostri appelli in tal senso sono rimasti lettera morta, ma chissà che questa volta non saremo più fortunati? Tutto quello che chiediamo non è un fotoromanzo in quattordici scatti già pronto, quanto la sceneggiatura di un fotoromanzo (in quattordici scatti). Se la sceneggiatura ci piacerà, vi chiederemo di mandarci le foto, con il testo a parte; ci penseremmo poi noi a confezionare il tutto in stile A4. (Che poi, “sceneggiatura” è un termine figo per indicare un semplice testo in cui ci dite, per ognuno dei quattordici scatti, che cosa si vede e chi dice cosa). Coraggio, aspettiamo le vostre proposte a braccia aperte.

Buon luglio!

Intervista a Deborah D’Addetta

Com’è ormai tradizione consolidata abbiamo intervistato la protagonista dell’ultimo numero, in questo caso Deborah D’Addetta. Deborah è l’autrice di “Maria3“, un racconto che si può leggere scaricando “A4” numero 24 a questo link.

A4: Ci racconti come è nato il racconto che hai pubblicato su A4? Come ti è venuta l’idea? E quando l’hai scritto?

Deborah D’Addetta: “Maria al cubo” è nato come ogni altro racconto che scrivo: da una fulminea ispirazione. Io e il mio ragazzo avevamo appena passato un periodo non proprio felice (ci siamo ammalati di Covid a febbraio e lui sfortunatamente è finito in ospedale a causa della polmonite) e mi trovavo in una specie di limbo esistenziale. Mi sono così sorpresa nel domandarmi cosa sarebbe successo se fossi finita in ospedale al posto suo, per una qualsiasi ragione. So che sembra un po’ triste come pensiero, io che odio le persone tristi, ma durante un pigro pomeriggio di marzo ho immaginato me stessa in conversazione con il mio angelo custode e se fossi stata al posto della Maria del racconto credo che gli avrei chiesto le stesse cose. Per alleggerire il tono del racconto però ho voluto raffigurarlo in maniera volutamente pop, scherzosa, anche irriverente, giocando con i colori e la sovrapposizione dei loro nomi. Inoltre mi piace sempre inserire delle “vie di fuga” comiche o scanzonate, così da non rendere troppo drammatica la trama.

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A4 nº 24 – maggio 2021

Una ragazza si risveglia dal coma su un letto d’ospedale. In piedi davanti a sé vede qualcuno, un uomo, forse. Anzi, è troppo luminoso per essere una persona. E magari lei non si è nemmeno risvegliata dal coma, chissà.

Questa è la premessa di Maria3 (“Maria al cubo”), il racconto protagonista del nuovo numero di A4, il ventiquattresimo, in uscita oggi. L’autrice è Deborah D’Addetta, che ringraziamo. Leggere Maria3 è semplice: basta scaricare – gratis – l’ultimo numero di A4 al link sottostante:

L’incipit del racconto:

Maria strizzò le palpebre. Al di là della patina sottile della sua pelle poteva avvertire la presenza di una luce bianchissima, invadente. Odiava il bianco: le ricordava la neve, il latte, il cane di sua sorella, i matrimoni e le pagine vuote del suo taccuino da scrittura. Tutte cose che preferiva evitare.

L’autrice:

Deborah D’Addetta è pugliese, ha trentaquattro anni, è scrittrice, fotografa e mangiatrice seriale di spaghetti al pomodoro. Si occupa di racconti brevi e a puntate, alcuni dei quali sono stati pubblicati su rivista.

Buona lettura!

«A4», una rivista di carattere (Miller)

Chiunque abbia mai fondato una rivista, aperto un sito, scritto una ricerca scolastica o un avviso condominiale, sa che in particolare un aspetto della faccenda richiede più tempo di tutto il resto: la scelta del font (della font?) o carattere che dir si voglia.

Anche ad «A4» ci siamo presi i nostri bei mesi per decidere quali caratteri usare per la rivista. Esatto: caratteri, al plurale. Perché all’inizio pensavamo di utilizzarne due: uno con grazie per il testo principale del racconto e uno senza grazie per la testata. Non è così che fanno in genere le riviste serie?

Allora ci siamo messi lì a sperimentare accoppiamenti su accoppiamenti, senza mai riuscire a deciderci e attraversando vere e proprie crisi esistenziali (“E se usassimo tre font anziché due?”).

A sbrogliare la matassa ci ha pensato una coincidenza. Proprio in quel periodo «Internazionale» – una delle riviste serie di cui sopra – decise di cambiare grafica e affidò il compito a Mark Porter, il grafico responsabile dell’aspetto di diversi noti quotidiani e non solo. A colpirci del restyling di «Internazionale» fu una scelta in particolare: quella di utilizzare un unico carattere per tutta la rivista. Esatto: la testata (in una variante “stencil”), i titoli, i sottotitoli, il corpo degli articoli, le didascalie, il colophon – tutto era scritto con un unico font (per i curiosi: Lyon).

Fu un’epifania. Se può farlo una rivista come quella, pensammo, allora può farlo anche una mini rivista letteraria lunga quanto un foglio A4. Anzi, visto il minimalismo di cui era impregnato il progetto, la scelta di ridurre la grafica a un unico carattere sarebbe stata non solo adatta, ma doverosa.

Scegliere l’unico carattere non fu facile. C’era l’ansia da prestazione nata dalla consapevolezza che il vincitore avrebbe accompagnato la rivista per anni, se non decenni. E poi il font definitivo doveva avere determinate caratteristiche: innanzitutto essere leggibile anche quando di piccole dimensioni; possedere un bel corsivo; avere il formato “display” per la testata e il capolettera, e il maiuscoletto per gli incipit. Doveva avere le legature, essere riconoscibile e apparire professionale.

Decidemmo di andare per esclusione. Cancellammo dalla lista i font gratuiti che si trovano in ogni computer, non per snobismo, ma perché poco professionali. Poi restringemmo il raggio d’azione. Pensammo: visto che i racconti di «A4» verranno impaginati in colonne come gli articoli di un giornale, perché non scegliere proprio uno dei font usati dai quotidiani? E così ci mettemmo a googlare a più non posso. “Quale carattere usa il Corriere della Sera?”. “New York Times Font”. “Le Monde caractère typographique”. E così via.

Paradossalmente, ciò aumentò la lista dei papabili vincitori anziché ridurla. Sebold, Sentinel, Garamond premier pro. Spuntava fuori di continuo un nuovo entusiasmante carattere adatto al progetto «A4».

Poi, quando sembrava che non saremmo mai usciti dall’impasse, ci imbattemmo in un libro delle edizioni SUR. S’intitolava L’invasione, era una raccolta di racconti di Ricardo Piglia, e ci innamorammo del carattere usato per gli interni. Aveva tutto: era leggibile, trasudava un certo fascino vintage e moderno allo stesso tempo, e possedeva un formato display, come testimoniavano i capolettera che aprivano ogni racconto. Era perfetto. E non dovevamo nemmeno scoprire come si chiamasse, perché la casa editrice lo riportava nel frontespizio.

Insomma, era fatta: fu così che scegliemmo Miller, creato nel 1997 da Matthew Carter, come carattere unico della rivista. Tra l’altro scoprimmo che lo usavano in molti in tutto il mondo: la rivista «New York», il «Boston Globe», il «Washington Post», «Variety», «Hindustan Times» e altre pubblicazioni. Eravamo in ottima compagnia.

E cinque anni dopo siamo ancora felici della nostra scelta. Speriamo che i lettori condividano questo nostro sentimento.

A risentirci presto per un nuovo numero di «A4».

Un autore inimmaginabile sul prossimo numero di «A4»

Siamo entusiasti, felici, onorati e anche un po’ scioccati di annunciare che l’autore del prossimo numero di «A4» sarà un personaggio piuttosto conosciuto in questo periodo in Italia e non solo.

Il suo nome?

Mario Draghi.

Proprio lui: tramite canali segreti abbiamo messo gli occhi su un racconto di gioventù del Presidente del Consiglio, intitolato “A qualunque costo” e pubblicato su una rivista universitaria. Gli stessi canali segreti ci hanno procurato il permesso di pubblicarlo e noi non vediamo l’ora.

Continuate a seguirci per leggere il racconto inedito di Super Mario.

«A4» numero 23: un racconto di Lorenza Maffei

Cari lettori, eccoci con un nuovo numero, il ventitreesimo; il primo di questo 2021. Contiene un racconto intitolato “Anche se non sei più qui”, proposto alla rivista da una giovanissima studentessa della Scuola Holden di Torino, Lorenza Maffei. Il racconto parte da una situazione che può cambiare la vita di un uomo: una vecchia fiamma si rifà viva con un bambino che forse è figlio dell’io narrante. Come andrà a finire?

Per saperlo, basta scaricare il nuovo numero di «A4» al link che segue.

Scarica «A4» numero 23 – febbraio 2021

L’incipit del racconto:

Cambiò ogni cosa.
Così un giorno in casa mia c’era Gloria, e quasi era casa nostra. Quella mattina si aggirava nuda nel corridoio e cercava un orecchino, ma lo tenevo in mano io, mentre la osservavo inginocchiarsi a terra a guardare sotto i mobili, che si mordeva il labbro frustrata e avrei solo voluto ributtarla sul letto sfatto e sudato.
Un giorno in casa mia c’era Gloria e all’improvviso ci fosti anche tu.

L’autrice:

Lorenza Maffei nasce venti anni fa a Torino, dove tuttora vive e studia arti narrative presso la Scuola Holden. Legge e fotografa, viaggia quanto può. Scrive racconti brevi, un po’ per studio e un po’ per desiderio.

Ringraziamo Lorenza per il bel racconto che ci ha concesso di pubblicare e auguriamo a chi ci segue una piacevole lettura.

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