Un aggiornamento di fine giugno: podcast

Nonostante l’ingresso ufficiale nella calda estate, A4 non si ferma, anzi: a luglio usciremo con un nuovo numero. Per ora non possiamo aggiungere altro, perché in redazione stiamo ancora leggendo e rileggendo i racconti che ci sono arrivati negli ultimi mesi e dobbiamo ancora raggiungere l’unanimità.

Nell’attesa, i lettori potrebbero ascoltare la puntata numero 21 del geniale, gradevolissimo podcast “Copertina“, condotto dal vecchio amico di A4 (suo è il racconto del numero 10) Matteo B. Bianchi.

Perché consigliamo proprio quell’episodio, andato in onda durante il recente lockdown? Perché fra gli ospiti figura il nostro Stefano Amato, che oltre a consigliare un paio di libri ha anche parlato diffusamente di A4.

Puoi ascoltare la puntata su Apple podcast, Spotify, Google podcast, oppure direttamente sulla pagina di Storielibere dedicato a “Copertina”, cliccando qui.

Buon ascolto!

Veronica Galletta ha vinto il Premio Campiello Opera Prima

È con grande gioia, e anche un po’ di orgoglio, che segnaliamo la vittoria del Premio Campiello Opera Prima da parte di un’autrice di A4.

Stiamo parlando di Veronica Galletta, che ha vinto il premio con il suo romanzo d’esordio, Le isole di Norman.

Il romanzo di Veronica, pubblicato da Italo Svevo editore.

Nel 2016, Veronica ha pubblicato un racconto su A4: si intitolava “Ciliegie“, è uscito sul numero 3 e si può leggere qui.

Ancora complimenti vivissimi alla nostra autrice.

Intervista a Emiliano Colomasi

Abbiamo intervistato l’autore dell’ultimo numero di A4, Emiliano Colomasi, che ringraziamo per la disponibilità.

A4: Nel tuo racconto, “Turnée”, descrivi la vita on the road dei Mersenne, la tua band. Da un po’ non suonate più, ma ti torna mai voglia di riformare il gruppo, tornare a suonare eccetera? O lo consideri ormai un capitolo chiuso?

Emiliano Colomasi: Capitolo chiuso. Non ci sarebbero i presupposti, credo fermamente che un trio indie rock, a meno che non sia famoso nel mondo, non abbia motivo di esistere quando i suoi componenti hanno raggiunto i trent’anni di età, che è il limite entro il quale si può ancora pensare di essere giovani, indistruttibili e speranzosi, dopo, comincia a diventare faticoso. Affrontarlo adesso, a quaranta e passa, sarebbe una follia. È una questione di dignità, quindi ok alla reunion per il matrimonio del bassista (che poi ero io), ok prove sommarie e set list approssimative per una festa tra amici nostalgici, ma nulla di più.

Continua a leggere “Intervista a Emiliano Colomasi”

A4 su ItaliansBookitBetter

Segnaliamo ai lettori di A4 che il nostro Stefano Amato ha risposto ad alcune belle domande di ItaliansBookitBetter riguardanti la rivista.

Per chi fosse interessato, l’intervista si trova qui.

Come nasce A4 e perché hai scelto questo nome?

Il nome e l’idea della rivista sono nati nello stesso momento. Un giorno, anni fa, non so perché ho immaginato una rivista chiamata ‘A4’ che stesse tutta in un foglio solo. Poi per anni ho giocato con l’idea, ho smanettato con la grafica e l’impaginazione, schizzato loghi, immaginato il modo in cui andasse ripiegata, ma senza esserne mai troppo convinto. Fino a quando non ho capito che, impaginato nel modo giusto e orientato in orizzontale, un foglio A4 può contenere racconti di lunghezza dignitosa. Allora ho comprato il dominio del sito, mi sono procurato il font adatto e ho preparato il primo numero, con un racconto dello scrittore mio concittadino Angelo Orlando Meloni.

Leggi l’intervista completa su ItaliansBookitBetter.

A4 n° 20 (aprile 2020): “Tournée”, di Emiliano Colomasi

Come promesso, A4 esce anche in questo periodo di restrizioni, e lo fa ospitando un giornalista/musicista (e musicologo)/autore satirico: Emiliano Colomasi. Per il nostro numero 20, Emiliano ci ha donato un breve racconto autobiografico sulla vita on the road dei Mersenne, la band indie nella quale ha suonato il basso per anni. Il racconto s’intitola Tournée e si può leggere scaricando il nuovo, fragrante numero di A4:

A4-20-apr20

Scarica A4 numero 20 / aprile 2020

L’incipit del racconto:

Mi sono svegliato per via di un rantolo preoccupante, ho avuto paura, pensavo di essere io, ma riprendendo lucidità, ho capito che proveniva dalla brandina accanto alla mia. Era Leo, forse stava soffocando. Quella notte alloggiavamo nella sala prove sopra il club dove ci eravamo esibiti, il proprietario ci aveva chiusi dentro, sarebbe venuto a svegliarci l’indomani, alle dieci. Sul soffitto, una gigantesca ventola per il riscaldamento sputava fuori aria caldissima che si mescolava all’odore pungente del sudore del metallaro – tipico di molte sale prova – e al tanfo di una moquette talmente vecchia e polverosa che anche gli acari che la abitavano avevano imparato a suonare Kill‘Em All.

L’autore:
Emiliano Colomasi è nato a Siracusa nel 1976. Musicologo e giornalista, ha suonato il basso e composto canzoni con il trio bolognese Mersenne (Urtvox Rec.). Addetto stampa in una importante agenzia di comunicazione milanese specializzata in cultura, spettacoli e tv, dal 2012 si occupa di comunicazione politica, istituzionale e aziendale. Quotidianamente scrive racconti e tanto altro sul suo blog “Archimete Pitacorico (talmente provinciale da essere universale)” (archimetepitacorico.com)

Ringraziamo ancora Emiliano per il bel racconto. Buona lettura a tutti!

A4-20-apr20

Scarica A4 numero 20 / aprile 2020

Come formattare il manoscritto di un racconto (o di un romanzo)

Alla fine in redazione abbiamo deciso di uscire comunque con un nuovo numero intorno a metà aprile. Vi terremo aggiornati. Per adesso, ci tenevamo ad affrontare una questione di non secondaria importanza.

Siccome a intervalli regolari ci viene chiesto come dovrebbe essere formattato idealmente il file word di un racconto per poterlo proporre, approfitteremo di questa pausa da quarantena per dedicargli un post. Ecco quindi alcuni consigli pratici per sistemare per bene un racconto o un romanzo prima di mandarlo a una rivista o a una casa editrice.

Attenzione, non sono consigli scolpiti nella pietra. Alcune redazioni potrebbero pretendere un sistema diverso: nel dubbio, controllate sempre nei loro siti internet se una casa editrice o una rivista richiedono un formato particolare. Se non lo richiedono, seguite le nostre indicazioni e andrete sul sicuro. Renderete il vostro manoscritto il più leggibile possibile e andrete così incontro a chi dovrà giudicare il vostro testo.

IL FONT

Times New Roman dimensione 12, per quanto banale, va benissimo, così come vanno bene Palatino e Garamond. Il massimo sarebbe Courier, perché con la sua spaziatura costante (ogni carattere occupa lo stesso spazio) è il re della leggibilità, ma capiamo che può non piacere. Da evitare assolutamente caratteri senza grazie come Arial, Helvetica o Futura, e soprattutto quelli troppo “creativi”, tipo Comic Sans. Con Times New Roman 12 siete a posto.

Continua a leggere “Come formattare il manoscritto di un racconto (o di un romanzo)”

La nostra quarantena

Anche la redazione di A4, come tutti, è costretta in quarantena. In questa nostra reclusione ci siamo chiesti se fosse il caso di pubblicare un nuovo numero: abbiamo concluso che per adesso è meglio di no per due motivi.

Innanzi tutto perché, con le librerie e le tipografie chiuse, l’anima cartacea della rivista verrebbe sacrificata. Ha senso uscire solo in pdf? Sì? No? Il dibattito in realtà è ancora in corso – i lettori che volessero aiutarci a risolvere il dilemma, sono i benvenuti.

E poi perché è un periodo in cui fortunatamente si sono moltiplicate le offerte culturali, di qualità e gratuite, per rendere meno tediosa questa quarantena. Perché quindi gettare nella mischia l’ennesimo “prodotto”? Non sarebbe presuntuoso da parte nostra arrogarci la missione di risollevare qualcuno dalla noia? O peggio, non sarebbe un caso di FOMO, o Fear Of Missing Out?

Per queste ragioni A4 ha deciso di farsi da parte per il momento. Considerate la rivista come una di quelle persone che, appena la discussione si fa accesa, preferiscono tacere e ascoltare cos’hanno da dire gli altri.

Per poi intervenire quando gli animi si sono calmati.

Questo non ci impedisce, tuttavia, di consigliare noi stessi qualcosa per intrattenere i nostri lettori. La nostra scelta è caduta su Audible: il sito di audiolibri ha reso gratuiti, senza registrazione né periodo di prova, un gran numero di titoli, alcuni dei quali in italiano.

Buon ascolto e a risentirci al prossimo aggiornamento.

Il video sulle zine, quello vero

Qualcuno ci ha contattati perché non riusciva a vedere il video descritto nel post precedente (“Come creare una zina a partire da un foglio A4”). Ci scusiamo per il disagio; questa volta non dovrebbero esserci problemi:

Come spiegato nel video dal buon Austin Kleon, i lettori possono prendere ulteriore ispirazione per creare la propria zina dal libro Whatcha mean, what’s a zine?, che qui in redazione speriamo di leggere presto.

51CKpwoE2oL

Come farsi la propria “zina” (di nuovo)

Austin Kleon, autore di libri quali Ruba come un artista e Semina come un artista, in questo video pubblicato sul suo profilo Instagram ci spiega come ricavare una zina partendo da un foglio di carta A4.


Visualizza questo post su Instagram

 

Some of y’all asked how I make these little #lunchzines so I made this dorky video to explain

Un post condiviso da Austin Kleon (@austinkleon) in data:

 

PS: Se il video non fosse visibile qui, si può sempre guardarlo sul profilo Instagram di Kleon.)

PS2: Com’è noto A4 ha scelto di restare fuori dalla bagarre dei social e conservare quel poco d’innocenza rimasto nel mondo. Il nostro direttore/fondatore Stefano Amato, tuttavia, è su Instagram. Se volete seguirlo, lui è tutto contento, forse.

Cinque domande a Stefania Coco Scalisi

Come da tradizione abbiamo intervistato l’autrice dell’ultimo numero di A4, in questo caso Stefania Coco Scalisi, che ringraziamo.

A4: Il tuo racconto natalizio, nonostante trattasse un problema di natura tecnologica, ha un sapore un po’ retrò. Era voluta questa cosa, nel senso che è il tuo stile abituale? O hai cercato di adattare il tuo stile al tema del racconto (il Natale)?

Stefania Coco Scalisi: Sono contenta che tu abbia fatto caso alle note un po’ nostalgiche, e perché no, un po’ retrò, di questo racconto. Non era voluto, ma credo faccia parte del mio modo di esprimermi. Sai, appartengo a quella generazione di trentenni un po’ in bilico: non proprio figlia dell’era digitale, ma nemmeno ansiosa di fingermi una di esse. Vedo e credo di aver colto le potenzialità di questa tecnologia di cui continuiamo a circondarci, ma resto in fondo sempre un po’ scettica degli effetti di tutta questa tecnica sul nostro spirito. La nostalgia di un tempo analogico è perciò una sorta di omaggio inconscio agli anni della mia infanzia, meno connessa ma paradossalmente più dinamica. Anni in cui sapevi apprezzare il gusto del silenzio e della noia, in cui le vacanze di Natale erano attese ma erano fatte anche di momenti di totale monotonia. Non sappiamo più annoiarci né coglierne il suo potenziale: quei momenti di tedio totale da cui nascono di solito le idee più brillanti. Parliamo sempre, copriamo i silenzi a forza. E questo credo sia una delle sconfitte maggiori di questi tempi.

A4: Anche i tuoi Natali sono così affollati e strani e divertenti? O ti sei ispirata a qualcuno che conosci? Oppure hai inventato di sana pianta?

S.C.S.: I miei Natali sono affollatissimi. Gente che viene a pranzo, gente che passa per il caffè e poi va via, gente che resta a cena a consumare gli avanzi. Gli anni in cui non superiamo i quindici a tavola, ci lamentiamo del fatto di essere pochi. Vengo da una famiglia allegra, in cui Natale è un’occasione per riunirsi, ridere e godere del vero protagonista delle feste: il cibo. Pensa che un mio amato zio, ormai non più con noi, voleva che applaudissimo tutte le volte che venivano portati a tavola i dolci. Ma non a chi li aveva preparati. Ai dolci stessi, quasi avessero vita propria. E ovviamente non può mancare la tombola, spesso truccata per far vincere chi più ci tiene. Insomma, no, non ho proprio dovuto inventare alcunché!

A4: Dalla tua nota biografica si evince che hai girato il mondo per lavoro. Qual è il posto che ti è rimasto nel cuore? In quale invece speri di non tornare più?

S.C.S.: Tornerei certamente a Tel Aviv per le sue mille contraddizioni, per l’essere così fortemente mediterranea, nonostante si sforzi di apparire diversa. Si respira la storia, ci si guarda intorno e si vede un paese fatto di volti, passati e desideri diversi. Si percepiscono gli errori e le ansie di questo Stato dai quali è impossibile voltare la testa. Ma resta comunque un posto che non ti lascia, che non ti può lasciare indifferente.
Non tornerei invece a Washington DC. La capitale degli Stati Uniti non ha né il fascino di San Francisco, né lo spirito di New Orleans o la magia di New York. È un posto freddo, in cui tutti provano ad ottenere qualcosa, a fare carriera o avere successo. Tutte le volte che mi trovavo a un bar o ad un ristorante aspettavo il momento dello scambio delle business cards, che arrivava sempre inesorabile. Nessuno sembra essere lì perché lo voglia davvero ma solo perché ci deve essere. Ed io in posti simili non riesco proprio a stare.

A4: Hai pubblicato un romanzo: ce ne parli? E quando e come è nata in te la passione per la scrittura?

S.C.S.: La Democrazia della felicità è il mio primo romanzo ed è stato pubblicato a marzo del 2019. Nasce dal desiderio di descrivere due estremi: da un lato la smania di dare l’impressione agli altri, anche a chi non ci conosce, di avere una vita perfetta; dall’altra, raccontare le derive sempre meno democratiche di questi tempi. Questi due poli sono in realtà collegati tra loro, e ancora una volta è la tecnologia il ponte che li lega. Siamo talmente concentrati ad apparire sorridenti, intelligenti, felici e innamorati online che non abbiamo più il tempo o la voglia di arrabbiarci per quello che succede tutto intorno a noi. Da qui l’idea di raccontare allora di un Governo che imponesse a tutti di essere felici. La felicità che tanto ci affanniamo a mostrare agli altri diventa così paradossalmente una condanna, un obbligo. Fallire, mostrarsi deboli non solo non è più accettabile, diventa proprio un crimine, un cancro da debellare. Un po’ come accade oggi insomma: online siamo perfetti mentre le nostre vite lo sono sempre meno. Siamo più poveri, più soli e più arrabbiati. E mentre costruiamo una vita digitale parallela, attorno a noi si agitano gli spettri di politiche e scelte economiche sempre più autoritarie e diseguali. Ma noi non ce ne accorgiamo più perché siamo troppo concentrati su noi stessi. Aver pubblicato questo libro è insomma il mio modo di voler provare ad alzare la testa. Ho scelto di farlo scrivendo, forse il modo meno popolare di questi tempi, ma per me l’unico immaginabile. Sin da piccola ho sempre voluto scrivere. Mia madre da bambina mi regalò un libro delizioso: Consigli per un giovane scrittore di Vincenzo Cerami. Alla fine, è passato qualche anno, c’è stata la vita di mezzo, ma quel primo libro tanto voluto c’è stato e quei consigli da bambina mi sono tornati davvero utili.

A4: Ultima domanda di rito. Consigliaci quattro cose: un libro, un film, un disco e uno scorcio del posto dove abiti al momento.

S.C.S.: Per restare in tema di tecnologia che può salvarci ma può anche distruggerci, consiglio il meraviglioso libro di Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi. Un film, il mio preferito di sempre, Lost in translation di Sofia Coppola, perfetto per raccontare questi anni di solitudine e incomunicabilità. Un disco, Cip! di Brunori Sas, l’album della maturità con perle come “Quelli che arriveranno”. Uno scorcio, i tetti di Bologna e la sua torre un po’ sbilenca che osservo adesso dalla terrazza di casa mia.

Grazie ancora a Stefania per l’intervista. A4 numero 19, quello che contiene il suo racconto, si può scaricare da qui.