Haiku, insegnamento e Proust: Intervista a Pippo Ruiz

Come di consueto, abbiamo intervistato l’autore protagonista dell’ultimo numero: Pippo Ruiz. Ringraziamo Pippo per la disponibilità. Chi non l’avesse già fatto, può scaricare la sua “Storia della filosofia in 44 haiku” cliccando qui.

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A4: Con noi hai pubblicato una storia della filosofia in 44 haiku. Ci racconti com’è nata la tua passione, se così si può chiamare, per questa forma? E quella per la filosofia invece da dove viene?

Pippo Ruiz: La passione per l’haiku è una storia vecchia, risale agli anni Ottanta, quando mi capitò di leggere quel libro straordinario che è L’impero dei segni di Roland Barthes: scoprii allora l’esistenza di questa forma poetica che da subito mi conquistò e mi venne voglia di confrontarmi con essa. Cominciai a leggere tutto quello che riuscivo a trovare in Italia sul l’haiku e cominciai a leggere dapprima i classici, da Basho fino ai moderni scrittori di haiku, giapponesi e non. Sarebbe troppo lungo ora raccontarvi le incredibili scoperte che ho fatto negli anni. Quando poi ho deciso di misurarmi con l’haiku, dapprima timidamente poi, con gli anni, sempre più incoscientemente, ho cominciato a maturare un mio personale utilizzo dell’haiku che è ormai per me uno strumento di condensazione e concentrazione del pensiero, una sfida con me stesso per elaborare il complesso imponendomi le 17 sillabe dell’haiku. Potete capire quanto sia stata forte, e divertente, la tentazione di raccontare un filosofo in 17 sillabe!

A4: Hai da poco pubblicato per i tipi di Vanda un libro di haiku, La metamorfosi dell’haiku: ci spieghi il significato del titolo e in generale la genesi del libro?

PR: Credo di aver già detto quasi tutto nell’introduzione al libro, posso aggiungere che il il titolo “Le metamorfosi dell’haiku“ vuole illustrare in un certo senso il cammino percorso non più sul piano dello studio ma su quello strettamente poetico. Mi sono voluto, presuntuosamente, misurare con la forma e quando, presuntuosamente, ho pensato che fosse tempo di giocarci, l’ho fatto. Mi sono divertito molto e continuo ancora oggi, non smetto mai di computare 5,7,5 anche correndo il rischio che qualcuno per strada mi guardi strano.

A4: Sembri trovarti a tuo agio nella “gabbia” sillabica dell’haiku. Ti sei mai cimentato, o ti cimenterai, in altre forme espressive? Poesia, racconti o romanzi? E a proposito: hai progetti per il futuro, come si suol dire?

PR: Sì, ho altre cose nel cassetto come si suol dire, e di altro genere. Sono cose che hanno letto i miei amici più cari, io amo scrivere le mie cose per loro, della pubblicazione non mi sono mai interessato più di tanto. Poi invece è successo che Le metamorfosi dell’haiku è stato pubblicato e mi piace pensare che adesso ho tanti nuovi amici.
Quanto a progetti, sì sto lavorando a una autentica follia in haiku che per scaramanzia non vi racconto.

A4: Tu hai insegnato per anni alla scuola media, dove, da amante dei libri, immagino avrai spronato i tuoi studenti alla lettura. Ecco, si può invogliare alla lettura un ragazzo o una ragazza? Tu ci riuscivi? Come facevi? Cosa pensi di iniziative quali “Io leggo perché”?

PR: Invogliare alla lettura un ragazzo è facilissimo.
Va detto che ho quasi sempre insegnato in scuole “difficili“: il primo giorno di scuola mi presentavo, ci presentavamo e mentre le mie colleghe misuravano nelle altre classi il livello di conoscenze acquisite, io imponevo il massimo silenzio e poi cominciavo a leggere “Le streghe” di Rohal Dhal o “Il colombre” di Buzzati o “Il gatto nero“ di Poe. I ragazzi rimanevano incantati da quelle storie che continuavo a leggere ogni giorno, ogni giorno. Da quel momento in poi erano miei: potevo chiedere loro di farmi gli esercizi più astrusi di analisi logica, e loro li facevano, facevano tutti i “compiti” senza battere ciglio (facendo incazzare gli altri insegnanti che faticavano con quegli alunni difficili!). Pensa che tutti i miei alunni sanno cos’è un haiku perché ho sempre spiegato la divisione in sillabe organizzando gare di haiku in classe! Eh sì, mi sono divertito tanto a insegnare ai miei alunni e sono stato un uomo fortunato perché ho sempre svolto un lavoro bellissimo.

A4: Ad A4 terminiamo le nostre mini interviste con una domanda di rito: ci consigli quattro cose? Un libro; un film; un disco (o un cantante/musicista tout court); e il tuo scorcio preferito della città dove vivi, Siracusa.

PR: il libro? Proust: Alla ricerca del tempo perduto. Film: Fellini, Otto e mezzo. Disco: Beethoven, Quartetto opus 131 in dodiesisminore. Lo scorcio preferito della mia città è ciò che vedo ogni mattina affacciandomi dal balcone della mia camera da letto.

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Scarica “A4” numero 18!

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