Intervista a Milo Busanelli

Qui ad “A4” ci piace porre domande ai nostri autori qualche giorno dopo l’uscita di un nuovo numero. Per questo abbiamo interrogato Milo Busanelli, l’autore di “A4” numero 15, sui temi più disparati. Ecco l’intervista:

A4: Il racconto che hai pubblicato su “A4” riflette molto bene, secondo me, la fatica che si trovano ad affrontare due neo genitori. Supponendo che si tratti di un racconto autobiografico (lo è?), ti chiedo: è davvero così stressante fare il papà o la mamma? Peggio di così? Meglio?

Milo Busanelli: Non è un racconto autobiografico, ma è basato su esperienze reali reinventate. Ho preso una parte di me e della mia vita e da lì ho costruito un me stesso alternativo, verosimile, che sono io solo in minima parte, ma che è pur sempre parte di me.
Oggi il vero problema dell’essere padri è che lo si è da figli. Il raggiungimento dell’età adulta non arriva mai, se non sotto forma di recita da adulti che prendono molto sul serio le poche certezze che sostengono il peso della loro vita, altrimenti cadrebbe tutto, palcoscenico compreso. Non so se ti ho risposto.

A4: Nel tuo racconto ricorri spesso alle proposizioni incidentali racchiuse fra trattini. L’ho trovato un modo interessante di trasmettere al lettore la frammentarietà della vita di un genitore. Sei d’accordo con questa visione? O è solo una mia impressione?

Milo Busanelli: Anche, ma soprattutto servono a trasmettere la nevrosi del protagonista e il suo tentativo di controllare gli accadimenti che invece gli sfuggono e si ritorcono contro di lui.

A4: Leggendo la tua nota biografica salta all’occhio che hai pubblicato praticamente su tutte le riviste letterarie indipendenti attualmente esistenti in Italia. La consideri una palestra per arrivare a pubblicare un domani un romanzo o non ti interessa? Scriverai o hai mai scritto un romanzo? O sei più per la forma breve e al massimo aspiri a pubblicare una raccolta di racconti?

Milo Busanelli: Qualche anno fa aspiravo a pubblicare una raccolta di racconti, poi mi sono reso conto che la coesione tra racconti che un libro richiede sarebbe stata per me una forzatura. Avrei dovuto pormi dei vincoli a tavolino quando in realtà percepisco ogni racconto come una sfida a sé. Poi è vero che certi miei racconti potrebbero essere raggruppati, ma sono gruppi sparuti o, se vuoi, raccolte solo abbozzate che non mi sarei sentito di proseguire. Quanto al romanzo ne ho scritto uno breve e ne sto scrivendo un altro.

A4: Ti va di parlarci del tuo processo di scrittura di un racconto? Quante bozze? Quante riscritture? E li fai leggere a qualcuno prima di rimetterci mano o fai tutto da solo? Quando scrivi? Suppongo che la nascita di un figlio ponga dei cambiamenti e adattamenti anche in questo senso.

Milo Busanelli: Per me la cosa più importante è mettere a punto una voce, non raccontare una storia. Tendo a scrivere in maniera continuativa e ad organizzare il più possibile i tempi della scrittura, ma preferisco non scrivere troppe battute in un giorno perché oltre una certa soglia l’ispirazione viene meno e si attiva il pilota automatico. Difficile dire quante bozze e riscritture, scrivendo al computer. Però giunto a saturazione stacco per qualche tempo (almeno un mese) prima di riprendere in mano il racconto; e questo processo può ripetersi più volte, finché il racconto non mi “suona bene” dall’inizio alla fine. Faccio praticamente tutto da solo. La nascita di un figlio rende più difficile programmare, così cono costretto a ritagliarmi tutti gli spazi possibili.

A4: Ultima domanda di rito di “A4”: consigliaci quattro cose. Un libro, un film, un disco e uno scorcio della città dove vivi.

Milo Busanelli: Un libro: Fratelli d’Italia nell’edizione del 1963. Per riscoprire la forza e la bellezza della nostra lingua cui tanta produzione “letteraria” odierna ha rinunciato per inseguire un modello funzionalista.
Un film: Ordet di Carl Theodor Dreyer. Per ricordare che, oltre alle commistioni di alto e basso, esiste anche l’Assoluto.
Un disco: Deathconsciousness degli Have a Nice Life. Ballabili, cantabili, estivi e party-oriented. Scherzavo.
Uno scorcio: Questa è la domanda più difficile. Ho passato in rassegna diverse possibili risposte: una collezione d’arte contemporanea (ma non è uno scorcio), una libreria (banale, dato il contesto), una piazza alberata buona per l’aperitivo (ma cosa c’entro, io?), una doppia curva cieca tra i vigneti vicino a casa (troppo minimalista), qualche non luogo simil-industriale, trafficato o solo brutto (per rovesciare la domanda) o un altro posto, da un’altra parte (per evaderla). Perché non riesco a rispondere? Che finale triste…

Ringraziamo Milo Busanelli per la disponibilità. Chiunque se lo sia perso, può scaricare l’ultimo numero di “A4”, il numero 15 di novembre 2018, cliccando QUI.

Chi volesse supportare “A4”, invece, può farlo cliccando qui.

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