I font di “A4”

Alcuni lettori mi hanno scritto per chiedere quale font utilizzi di norma “A4” (e perché), e quale invece ho usato per lo speciale McSweeney’s.

Ecco le risposte.

Normalmente “A4” usa un font chiamato Miller. Al momento di fondare “A4” avevo poche idee, ma chiare. Una di queste era che la rivista avrebbe usato un solo font per tutto: la testata, i titoli, il testo dei racconti.

Questo per due motivi: primo, perché così aveva sempre fatto McSweeney’s – una rivista americana che seguivo da tempo – con un certo Garamond; secondo, perché trovare la giusta combinazione di due caratteri, uno dei quali magari senza grazie, è difficile e rischioso. Più elegante, allora, usare un unico font per tutto, ho pensato. Anche perché la rivista è talmente breve che l’uso di un solo font non fa in tempo a stufare il lettore (almeno credo).

Fin da subito ho deciso che il font di “A4” non sarebbe stato uno di quelli gratuiti che si trovano in dotazione con i programmi di scrittura. Alcuni sono ottimi, per carità (penso a Hoefler Text o a Baskerville, che per un po’ sono stati candidati alla scelta). Ma volevo usare un font professionale, usato cioè in editoria, sia sui libri che sulla carta stampata.

In quel periodo ho notato che i libri curati graficamente da Riccardo Falcinelli per le case editrici minimum fax e Sur riportavano in frontespizio il nome dei font usati sia all’esterno che all’interno. Gli interni di minimum fax erano stampati in Sabon, un carattere familiare, ma troppo comune per i miei gusti. Quelli Sur usavano invece un carattere un po’ più particolare. Si chiamava Miller, e che io mi ricordi non l’avevo mai visto usare in nessun libro, almeno in Italia.

Da una rapida ricerca sul sito Fonts in use, ho scoperto che il Miller è un carattere versatile. Viene usato sia per i testi di alcuni quotidiani (come il “Boston Globe”), che per quelli di riviste (“Variety”, “New York Magazine”), ma anche di libri, copertine di dischi eccetera.

Dopo averlo comprato ho fatto alcune prove di impaginazione. Funzionava. Anche con le piccole dimensioni. Pure la testata veniva bene: mi piacevano il “4” e il corsivo.
E quindi Miller sia, ho pensato.

a4-6-testata
La testata in Miller

Per quanto riguarda lo speciale McSweeney’s, ho pensato che sarebbe stato divertente rendere omaggio alla rivista imitandone anche la veste grafica, e cioè usando lo stesso tipo di Garamond usato sul loro sito.

Per un po’ ho brancolato nel buio, non trovando da nessuna parte il nome del font. E ovviamente non potevo usare il Garamond in dotazione con qualsiasi computer perché non mi piace.

Poi un giorno ho trovato per caso un servizio fornito dal sito Myfonts.com. Si chiama What the font, e permette di risalire al nome di un font partendo dall’immagine di un testo scritto con quel carattere.

A quel punto è stato un gioco da ragazzi. Ho fatto uno screenshot del sito di McSweeney’s, da cui ho ritagliato il titolo di un racconto. Quindi ho caricato l’immagine su What the font.

Il verdetto è stato: Garamond Premier Pro.

Ho comprato anche questo font, con il quale ho impaginato il numero 7.

Il resto è storia.

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