“A4” n. 9 – giugno 2017

Esce oggi “A4” numero 9. Come già anticipato questo numero non contiene un racconto, ma un fumetto. L’ha disegnato Emanuele Simonelli ed è a scorrimento verticale: il lettore segue cioè lo stesso orientamento delle colonne, come se fosse un racconto.

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Emanuele Simonelli è un illustratore, animatore e fumettista nato a Roma ed emigrato a New York. Disegna per la rivista “Linus” e per il blog incomaemeglio.blogspot.com. Molti dei suoi disegni poi finiscono su emanuelesi.com.

Buona lettura.

“A4” numero 9: meno due giorni all’uscita

“A4” numero 9 uscirà dopodomani! Come anticipato il mese scorso, anziché un racconto questa volta la rivista ospiterà un fumetto. L’opera s’intitola La scrittrice, è a scorrimento verticale, e a disegnarla è stato Emanuele Simonelli. Questa è la testata:

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Emanuele Simonelli è un illustratore, animatore e fumettista nato a Roma ed emigrato a New York. Disegna per la rivista “Linus” e per il blog incomaemeglio.blogspot.com. Molti dei suoi disegni poi finiscono su emanuelesi.com.

“A4” numero 9: un fumetto

Il prossimo numero di “A4” – che uscirà a giugno – non conterrà un racconto ma… un fumetto. Con l’autore, un illustratore dallo stile originale e personalissimo, stiamo lavorando alla migliore soluzione per racchiudere le varie vignette nella gabbia della rivista.

Presto daremo maggiori dettagli, compreso il nome dell’autore e il titolo del fumetto. Per il momento, ecco un particolare di una vignetta:

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Breve intervista a Dario De Marco

Abbiamo intervistato Dario De Marco, l’autore del racconto contenuto nell’ultimo numero di “A4”, Madonna delle campagne. Ringraziamo l’autore per la disponibilità.

“A4”: Madonne delle campagne è scritto in una lingua, o forse sarebbe meglio dire un dialetto, che nella realtà non esiste, una via di mezzo fra il napoletano e il cilentano. Eppure è comprensibile anche a chi, come me, non è di quelle parti. Come sei riuscito in questo prodigio? Quanto lavoro c’è dietro? È la prima volta che usi questa lingua o l’avevi già “rodata” da qualche altra parte?

Dario De Marco: Mio padre era di un paesino del Cilento, mia mamma è della provincia di Napoli, io sono nato e cresciuto a Napoli. Anche se a casa mia quando ero piccolo non si parlava in dialetto perché i miei avevano paura che crescevo cafone e non m’imparavo bene l’italiano, a un certo punto tutte queste sonorità, ovviamente molto simili ma con sfumature diverse, sono confluite nella mia testa. Che lingua è questa? Inventata? Un mix di dialetti? Un misto di italiano e dialetto? Semplicemente, è la lingua che si parla, che si pensa, oggi nella maggior parte del sud Italia. Perciò in epigrafe avevo messo quella frase di Roberto De Simone (che poi in “A4” abbiamo dovuto togliere per motivi di spazio ma che si può recuperare sul mio blog) che polemizza contro chi si fa meraviglie di una lingua come quella della Gatta: non fate i marziani, la conoscete benissimo.

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“A4” n. 8 – aprile 2017

Esce oggi l’ottavo numero di “A4”. Contiene un racconto intitolato Madonna delle campagne, scritto in una lingua nuova, un dialetto inventato fra il napoletano e il cilentano.

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L’autore del racconto è Dario De Marco, che ha fatto il giornalista per quindici anni (“Il sole 24 Ore”, “Repubblica”, “Il mattino”). Ha cofondato il mensile “Giudizio universale”. Ha pubblicato i libri Non siamo mai abbastanza (66thand2nd) e Mia figlia spiegata a mia figlia (LiberAria). Suoi testi sono usciti su “Doppiozero”, “Nazione indiana” e “Inutile”. Ha provato a smettere di scrivere, ha anche trovato lavoro in una pizzeria, ma ogni tanto ci ricasca: sugli “Stati generali”, su “Prismo”, sul suo blog: dariodemarco.wordpress.com.

Ecco l’incipit di Madonna delle campagne:

La porta di casa nostra in piazza si apriva pure da fuori. Certo, la notte si poteva inzerrare da dentro, ma il giorno, fino a che non la cambiammo insieme a tutto il resto dei lavori, stava così che uno che veniva poteva entrare senza bussare e senza che tampoco quelli di dentro dovevano correre a ràprere: non c’era manco la maniglia, bastava spentare. Questo pure perché ai tempi antichi era tutto nu iesci e trasi di gente tra parzonàri, coloni, compari, vattiàti e crisimati, e parenti.

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Buona lettura!


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“A4” avvistata in libreria

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Una pila di “A4” fotografata nel suo ambiente naturale.

Le ultime copie cartacee del numero 7 sono state distribuite.

Fra poco verrà il momento di preparare il numero 8. Chiunque voglia proporre un racconto, può farlo.

Ma “A4” è aperta anche ad altre forme di narrazione: i fumetti, per esempio. Sei, o conosci, un fumettista capace di raccontare una storia in poche (una quindicina, più o meno) vignette? Fatti avanti (o presentacelo).

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PS: “A4” è aperta anche all’idea di una sponsorizzazione. Vuoi farti pubblicità su una rivista distribuita sia in formato cartaceo che elettronico? Contattaci. La redazione sarà lieta di fare quattro chiacchiere con te.

Lettera di rifiuto ad Anna Frank

Per chi se lo fosse perso, riporto qui il primo dei tre racconti contenuti nello Speciale McSweeney’s del mese scorso. S’intitola “Lettera di rifiuto ad Anna Frank”, e gli autori sono Mike Sacks e Teddy Wayne (quest’ultimo noto ai lettori italiani per il romanzo La ballata di Johnny Valentine). Il racconto originale è uscito il 13 maggio 2010 sul sito di McSweeney’s con il titolo “The Rejection of Anne Frank”.

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Cara miss Frank,

Grazie per averci proposto le sue memorie tramite il suo agente letterario, che ce le ha mandate dopo averle trovate dentro una scatola di cartone rinvenuta in una polverosa soffitta di Amsterdam. Sfortunatamente, riceviamo talmente tanti diari di adolescenti vittime dell’Olocausto ambientati in una qualche soffitta in Europa, che ci è impossibile accettarli tutti. È con rammarico, quindi, che rifiutiamo il suo diario, ma siamo lieti di offrirle alcuni consigli su come riscriverlo.

Innanzitutto, sebbene viviamo in anni volgari di esibizionismo da reality show e narcisismo da Facebook, le memorie di una ragazzina di quindici anni sono veramente troppo. Se non è trascorso abbastanza tempo, è molto difficile guardare con la giusta prospettiva agli impegnativi anni dell’adolescenza. Soprattutto, i problemi di una ragazzina hanno davvero tutta questa importanza nel grande schema delle cose? Prenda in considerazione l’idea di aspettare un altro po’, segua magari un corso di scrittura saggistica all’università, prima di affrontare una materia così potenzialmente sentimentale.

Dia spazio all’azione! I lettori amano mettersi in viaggio con l’autore – sia che si tratti della ricerca spirituale di una divorziata in India per ritrovare se stessa, o dello spensierato tour di un giornalista attraverso il paese alla scoperta dei migliori hamburger di ogni stato. Lei ha scritto di una ragazzina confinata in una soffitta per due anni. Siamo onesti – lei cosa preferirebbe leggere? Esatto: Stati Uniti d’Hamburger, disponibile nelle migliori librerie.

Pur non suggerendole di inventarsi nulla, se lei dovesse avere qualche trascorso con la droga (pronto? Lei vive o no ad Amsterdam?), questo sarebbe il posto giusto in cui raccontarlo.

Restando in argomento, ci perdoni se glielo chiediamo, ma ormai dobbiamo stare attenti a verificare i fatti narrati nelle memorie. Siamo un po’ scarsi in Storia, ma veramente un’intera nazione, guidata da un dittatore psicopatico, ha deciso di annientare un popolo intero a causa del suo credo religioso? E il dittatore aveva dei ridicoli baffetti alla Charlie Chaplin? E l’America non è intervenuta se non dopo due anni di atrocità? Posso ricordarle che noialtri siamo famosi per gli attacchi preventivi? In tutta onestà, l’intera faccenda mi sembra più narrativa di genere o un film d’azione – a proposito, potrebbe prendere in considerazione l’idea di un adattamento cinematografico. Ci infili un paio di scene ambientate in una doccia e avrà praticamente già pronto un grande film con Megan Fox.

Per quanto riguarda i cosiddetti “Nazi”, forse riesce a trovare un modo per renderli più simpatici o, quanto meno, dar loro una possibilità di redimersi? Magari uno di loro ha un grazioso pastore tedesco che porta con sé quando viene a perquisire l’appartamento, e si potrebbe dedurre che ha un animo gentile da come arruffa il pelo del cane ogni volta che gli ordina di fiutare i “sudici assassini di Cristo”? Ragioni anche su alcune stranezze dei personaggi da far emergere durante i dialoghi. Ha presente Juno?

Diciamo la verità, il sesso vende. Lei e Peter van Pels vi baciate un paio di volte senza farvi scoprire dai vostri genitori, il che è ottimo. Ma nel ventunesimo secolo suona un po’ scialbo. Non è che fra voi c’è stato dell’altro che lei ha omesso per un eccesso di pudore?

È dura vendere libri oggigiorno con tutte le possibilità d’intrattenimento che esistono, per questo preferiamo concentrarci su autori con un ampio seguito multimediale. Lei c’è su Twitter, giusto? O forse può aprire un gruppo Facebook – “Raga, ho trascorso i miei anni migliori in una soffitta!” o qualcosa del genere.

Infine, sappiamo che fa molto postmoderno lasciare il finale aperto, ma anche se lei non vuole sciogliere tutti i nodi narrativi, i lettori amano una fine soddisfacente. L’ultima pagina del suo diario risale all’1 agosto 1944, e poi…? Che altro succede, di preciso?

Si senta libera di mandarci il suo prossimo lavoro (ammesso, però, che abbia un fascino più commerciale). Nonostante tutto, noi crediamo ancora che lei sia brava a scrivere.

(Traduzione di Stefano Amato.)

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